BENE ha fatto il sindaco de Magistris a sottoscrivere l'intesa con governo e Regione, così eliminando un possibile tema polemico nella vicenda di Bagnoli. Con tale accordo i tre soggetti istituzionali, "ai fini dell'aggiornamento del Programma di risanamento ambientale e riqualificazione urbana del Comprensorio di Bagnoli-Coroglio, da adottare secondo le modalita dell'articolo 33" dello SbloccaItalia, dichiarano di concordare su indirizzi, proposte e tempi riassunti negli allegati (che va rilevato registrano qualche modifica rispetto alle prime proposte di Invitalia) e si impegnano a individuare e destinare, ciascuno per le proprie competenze, risorse finanziarie per la relativa attuazione nel rispetto del cronoprogramma, costituendo un tavolo tecnico comune per definire priorità e modalità tecniche. Eventuali ulteriori modifiche concordate potranno apportarsi al Programma secondo quanto stabilito dal citato art. 33 (che attribuisce comunque ogni decisione a commissario di governo e soggetto attuatore, cioè Invitalia). La realtà dei fatti ha dimostrato che il problema è complesso e complicato, del tutto inadatto ad essere affrontato come un compito di decisionismo ingegneristico. Lo SbloccaItalia si è così implicitamente confermato un provvedimento demagogico e mistificante. Ma ci sono ulteriori punti specifici su cui riflettere. Il contenuto programmatico- progettuale dell'intesa ha ancora diversi aspetti indefiniti. La caratterizzazione dei suoli non è conclusa e perciò non sono ancora determinate le modalità e l'entità delle bonifiche. Per la mobilità ed i trasporti pubblici si prospettano quattro alternative fra cui si dovrà, poi, scegliere. Il dimensionamento del porto turistico non è ancora definito. Nell'ex acciaieria i cospicui volumi ora disponibili per gli investimenti privati di riuso hanno una destinazione assai ambigua: attività culturali e commerciali; poiché le due funzioni sono disomogenee e, talora, proprio incompatibili, la decisione delle aliquote e dei modi non sarà banale. Idis apre una vertenza non semplice in rapporto agli accordi precedenti con il governo sulla ricostruzione del Museo della Scienza. Non sono noti i tempi e le prospettive concernenti le aree sequestrate dalla magistratura. Nisida, tutelata da decenni da un vincolo paesaggistico e già dichiarata "sito di interesse comunitario" nel contesto di Rete Natura 2000, è tuttora fuori dal sito di interesse nazionale (Sin) oggetto del commissariamento e farvela rientrare comporterà forzature non da poco. In questa situazione, il cronoprogramma assegna il primo posto dopo la bonifica dei suoli al porto: non torno ad elencare i motivi che mi fanno giudicare un gravissimo errore la sua localizzazione a Nisida, ne ho già scritto su queste pagine. Ma è davvero singolare, mi sembra, che si voglia dare la massima priorità a un intervento, non ancora ben chiaro, intrinsecamente speculativo. E, soprattutto, l'intesa, sottoscritta ora da tutte le istituzioni coinvolte, conferma quale paradigma per il futuro le modalità fin qui praticate: Invitalia e commissario ad elaborare e decidere sulle scelte, limitandosi a consultare sindaco e presidente regionale, senza alcun trasparente coinvolgimento né della cittadinanza, né dei soggetti sociali organizzati e neppure delle assemblee elettive, trattate soltanto come organi da informare del deciso. La logica della partecipazione imporrebbe un confronto fra gli interlocutori, che hanno il diritto non solo di dire la loro, ma anche di ascoltare i motivi per i quali eventualmente non se ne accolga il punto di vista da chi ha l'autorità democratica per farlo. Considerando la rilevanza di quanto si immagina di realizzare nel Sin interventi costosi e in massima parte non reversibili, la cui portata inciderà non solo sulla città di Napoli ma anche su gran parte della sua area metropolitana , affidare il ruolo cruciale ad un soggetto come Invitalia, tenuto a rispettare soltanto logiche di tipo aziendale, per di più per un arco di tempo che copre almeno due consiliature comunali e metropolitane, si conferma profondamente inopportuno. Ora che il campo appare sgombro da contrapposizioni pregiudiziali, non è finalmente il caso che il governo corregga lo SbloccaItalia separando la bonifica, commissariata, dalla rigenerazione urbana, restituendola agli organismi elettivi locali?