L' Italia è fatta così: il libro più raro e prezioso del nostro Paese non sta nel cuore di una grande biblioteca, ma è invece gelosamente e magnificamente custodito in un piccolo museo diocesano di un lembo d'Italia lontano dalla retorica dei Beni Culturali. È il Codex Purpureus del Museo Diocesano di Rossano Calabro, uno dei più antichi libri del mondo, un evangelario illustrato realizzato nel V o, più probabilmente, nel VI secolo dopo Cristo: cioè nel momento in cui si abbandonava il costume antico di scrivere su rotoli di papiro e si iniziavano a creare i libri come li intendiamo oggi, usando fogli di pergamena. Visitare questo museo, oggi noto anche come il Museo del Codex, e conoscere questo incredibile cimelio, permette di vedere quasi ad occhio nudo l'ininterrotta catena culturale attraverso la quale il mondo antico genera la nuova cultura cristiana. Una genesi straordinariamente evidente, per esempio, nella miniatura in cui l'evangelista Marco non è accompagnato dal leone alato, come avverrà poi lungo tutto il Medio Evo e fino a noi, ma da una sorta di classica musa ispiratrice, probabile personificazione di Sofia, la Sapienza. Non conosciamo la storia materiale del Codice, che giunse probabilmente a Rossano ai tempi delle lotte iconoclaste, forse nel bagaglio di monaci fuggiti dall'Oriente. La porpora e l'oro delle sue pagine hanno fatto pensare che sia stato realizzato addirittura alla corte imperiale. Varcare la soglia del Museo diocesano di Rossano è un po' come salire sulla macchina del tempo: sbarcando a Costantinopoli, all'alba dell'Impero d'Oriente.