Il problema del Castello è avvicinare il colle Cidneo alla città e per farlo serve coraggio. A pensarlo i ricercatori che l'Università ha raccolto per una summer school attorno ad una idea: dare l'assalto alla fortezza, renderla più accessibile, abbattere le barriere. Così si parte valorizzando i giardini della Pusterla, creando percorsi per runner portando sul colle bar e ristoranti. ivise: nessuna. Gradi: neppure. Sono armati solo di matite. L'esercito della bellezza ha invaso il Castello. Il loro arsenale: penne e block notes. La strategia di attacco è nel titolo della Summer School dell'Università di Brescia: «Universal design and sustainable tourism: Cidneo hill and its Castle in Brescia» (Design universale e turismo sostenibile, il colle del Cidneo e il suo Castello a Brescia). Alberto Arenghi, coordinatore del progetto e delegato del rettore Maurizio Tira per le disabilità, ha reclutato 18 studenti (italiani e stranieri, cinque arrivano dal Messico) e chiesto loro di pensare a come rendere espugnabile la fortezza: bozze, disegni e suggestioni sono in mostra nel dipartimento di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio, Ambiente e Matematica. «Abbiamo messo in evidenza l'accessibilità a 360 gradi: cultura e comunicazione, oltre alle barriere architettoniche. Qualcuno ha usato l'espressione "attacco al Castello": il nostro fine era intraprendere una strategia che consenta di espugnarlo» fa sapere il professore. L'esercito è stato diviso in quattro gruppi: a ognuno, è stata assegnata una zona del colle. I giardini della Pusterla e il vigneto Capretti, l'area intorno al metrò e quella vicino a Santa Giulia, Teatro romano e parco archeologico. «In pochi giorni, i ragazzi hanno fatto alcune osservazioni che io, da bresciano, non avevo mai considerato: per fare in modo che i turisti si avvicinino al Castello, bisogna iniziare a portarli alle pendici, incoraggiandoli a salire con qualcosa di attrattivo. Bar e ristoranti, però, sono abbastanza distanti dai collegamenti con il Castello». A indurre il pubblico in tentazione potrebbe bastare qualche frase: «Si potrebbe spiegare il Risorgimento con dei cartelli in piazzetta Tito Speri». Tra ore in aula e lezioni ex cathedra con storici dell'arte, antropologi, esperti di marketing, turismo e conservazione, linguisti e progettisti, la marcia degli studenti è proseguita fino in cima: «Senza addentrarci troppo nei dislivelli, rispetto ai quali ci sono già stati progetti che però non hanno mai visto la luce dice il professore abbiamo definito un possibile uso degli spazi all'aperto, considerando il Castello e il Cidneo come un unicum. Un gruppo ha lavorato sui giardini della Pusterla, per ridare senso al parco negletto: se collegato con via Musei, potrebbe diventare uno sfogo per il museo stesso, ma potrebbe essere anche facilmente connesso al vigneto Capretti». Trasferiti gli animali dallo zoo, nella zona si entrerà con le scarpette da corsa. «Visto che i percorsi salute attuali sono scavati nella roccia e c'è il rischio di rompersi un piede, si potrebbe pensare a un percorso per runner. Ma in generale, abbiamo pensato ai servizi». Si spieghi: «Mancano panchine, toilette, ristoranti. Sarebbero un primo passo per creare l'abitudine al Castello nei bresciani: se iniziassero a frequentarlo, diventerebbero le prime guide». Orti urbani, rapaci nelle gabbie, nuovi cartelli, un'app, un palco permanente nella fossa: Brescia Musei ha già un progetto per il Castello. In cui è incluso un ristorante nella palazzina Haynau: potrebbero esserci pennette alla Serenissima nel menu. «Se qualche coraggioso iniziasse con l'aprire un ristorante, il resto verrebbe facilmente: bus navetta, per esempio, e altri operatori». Le armi non andranno deposte: «Per un bambino, il Museo delle Armi è noiosissimo: andrebbe ripensato. Ma abbiamo anche pensato a uno spazio per raccontare e assaggiare i vini della Pusterla e della Franciacorta, e a un altro ancora dedicato al medolo, di cui è fatto il Castello, e alle altre pietre tipicamente bresciane. Uno storytelling della nostre peculiarità».