Agli Uffizi forse ci voleva proprio una ventata di pragmatismo teutonico per tentare una mossa contro l'assalto dei turisti che a Firenze soffoca tutto, anche la galleria più importante d'Italia. Eike Schmidt, tedesco, il direttore della galleria scelto in base ai criteri della riforma Franceschini, ha rotto gli indugi e annunciato la svolta. Una rivoluzione delle tariffe che scatterà l'anno prossimo: da marzo a ottobre il biglietto passerà da 12,50 a 20 euro, da novembre a febbraio costerà circa la metà. Più 4 euro, tutto l'anno, per la prenotazione. L'obiettivo è triplice: adeguare gli Uffizi ai prezzi degli altri grandi musei europei, dal Louvre al Prado; spalmare le visite degli stranieri anche nei mesi di minore affollamento; riportare in galleria anche un po' di fiorentini, ormai quasi stranieri in casa loro. Riuscirà la triplice intesa? C'è da augurarselo, perché sarebbe un risultato incoraggiante nella battaglia che Firenze ha ingaggiato per salvare la propria identità. Il numero dei visitatori è in crescita costante. In un'altra realtà farebbero salti di gioia, a Firenze invece ne sono felici solo i venditori di gelati, panini e pizze al taglio. Nei mesi di punta il centro storico è ormai un imbuto ingorgato, e sul piazzale degli Uffizi s'incrociano le code di chi aspetta di entrare a vedere i capolavori di Botticelli o di Leonardo. Una cuccagna per i rivenditori di biglietti che con un sovrapprezzo che può arrivare fino a 50 euro ti cedono la prenotazione e ti fanno saltare la fila. Schmidt ora prova a cambiare verso. E' un buon aiuto a chi non cede all'idea del numero chiuso, che si sta facendo strada altrove. Firenze è pur sempre la città dell'umanesimo, della fratellanza di La Pira, della vocazione universale della cultura: come potrebbe sbarrare le sue porte? Allora servono altre idee. E anche una manovra tariffaria a volte può aiutare a salvarsi l'anima.