Orari spesso ridotti, spazi espositivi da aggiornare, poca (o nessuna) attenzione alla multimedialità. Con scarse eccezioni, i musei bolognesi sono un sistema da rivedere e aggiornare se vogliono intercettare davvero l'ondata di turisti che si sta riversando sulla città negli ultimi anni. Le domande sono semplici: come i musei di Bologna attirano i turisti che popolano con numeri sempre più significativi le strade? Come sono frequentate le collezioni e le mostre comunali, quelle di Genus Bononiae, la Pinacoteca, le temporanee di Arthemisia a Palazzo Albergati e il Sistema museale d'Ateneo? Come questi luoghi comunicano i loro tesori? Per rispondere la prima cosa da fare è mettersi in strada e girare, magari seguendo qualche indicazione di Bologna Welcome, il portale ufficiale per il turismo in città, che offre la Card Musei Metropolitani Bologna a 25 euro per l'ingresso gratuito a numerosi siti. Partiamo di lunedì: tutti i più importanti luoghi d'arte della città osservano il turno di riposo proprio in quello stesso giorno. Restano da scoprire qualche raccolta universitaria specializzata, il Museo Ebraico e le chiese. In queste ultime l'informazione non brilla: il povero turista straniero non capisce perché in San Petronio deve spendere 3 euro per vedere la Cappella dei Re Magi, soprattutto perché non è spiegato che cosa vi troverà. In Santo Stefano ugualmente poche indicazioni: si va ancora con la vecchia guida cartacea acquistabile nel museo-farmacia, dove pezzi notevoli hanno le didascalie attaccate con casalinghe strisce di scotch. Novità piacevoli: nei dintorni delle Due Torri (di nuovo visitabili da qualche giorno con la prenotazione online) e del Palazzo della Mercanzia ci sono cartelloni esplicativi. Altrove non ne abbiamo trovati. Di codici QR (quelli a barre leggibili con lo smartphone, che rimandano a spiegazioni su Internet) sono forniti i vari ambienti dell'Archiginnasio, ma si tratta di notizie scritte, che ignorano le possibilità multimediali più recenti. Martedì partiamo dall'Archeologico: la sala d'ingresso all'esposizione è moderna, con bei pannelli. Magari potrebbe anche questa puntare di più su una narrazione multimediale, avvolgente, dato l'interesse di un viaggio nella preistoria. Poi le sale etrusche, greche, romane: oggetti affastellati in antiche bacheche. C'è da dire che è un allestimento storico, che documenta anche anni lontani della ricerca. Ma poco si insiste su questo e anche qui, come nella bella sezione egizia, spiegazioni multimediali e interattive migliorerebbero la fruizione e invoglierebbero la visita. Un discorso simile si può fare per molti altri nostri musei, in nessun caso dotati di una bacheca digitale all'ingresso. Il Museo Medievale ha tesori sorprendenti, sistemati però in modo assolutamente non dinamico. Piuttosto dei vecchi, commoventi plastici che mostrano lo sviluppo storico della città, si sente il bisogno di strumenti più capaci di coinvolgere lo spettatore e dargli il senso di quello che avveniva mentre si producevano i manufatti raccolti. Le straordinarie mura del palazzo imperiale, che appaiono nel percorso, rimangono inerti. Palazzo Fava, sede espositiva di Genus Bononiae, è lì di fianco. C'è la bella mostra delle foto dei Beatles: sono del tutto ignorati i fregi dipinti dai Carracci che stanno lassù, negletti, senza alcuna informazione, a guardare John, Paul, George e Ringo. Ciò non avviene nei musei universitari di Palazzo Poggi, con raccolte uniche come quelle delle cere anatomiche, dove invece opportuni cartelli illustrano i fregi affrescati cinquecenteschi che sovrastano le collezioni. E lì è in corso anche un esperimento di realtà aumentata: in alcune sale viaggi con occhiali multimediali che ti raccontano il palazzo, la città, l'Università e gli oggetti raccolti. Al Museo della città di Bologna a Palazzo Pepoli un'altra sorpresa: vedi oche starnazzare in piazza Santo Stefano e maiali grufolare in Strada Maggiore. Con un casco 3D viaggi in modo virtuale nella Bologna medievale: in una zona limitata, per ora, ma si promettono ampliamenti. Una visita emozionante, in cui devi farti strada tra torri, vicoletti, carri, banchetti, conclusa con un volo sulle strade. Il Museo di Genus Bononiae, che riassume Bologna nei secoli, gioca su una fruizione spettacolare, non sempre approfondita, affidandosi per le lingue straniere alle audioguide (le didascalie sono solo in italiano), ma come gli altri siti non sembra troppo frequentato. Deserto nelle Collezioni comunali d'arte, bellissime, di Palazzo d'Accursio, dove oltre a tanto barocco scopri un Canova e l'amena stanza con vedute arcadiche settecentesche. Ma è ora di raggiungere la Pinacoteca: sono le 15 ed è chiusa. Il martedì e il mercoledì orario solo mattutino (il Museo della salute invece è impraticabile fino al 7 agosto). Almeno i siti comunali stanno sperimentando l'apertura fino alle 18. Pochissime anime nella Pinacoteca, con un percorso cervellotico a causa dei lavori: si arriva a Raffaello e per i Carracci, Guido Reni e il Settecento si torna al Medioevo, a Vitale da Bologna. Già, ma chi era costui? I tesori di questo luogo sono pochissimo raccontati. Ultime tappe: al Mambo la mostra di Boltanski e Morandi valgono il viaggio, ma pure qui qualche informazione multimediale in più sarebbe in linea con l'ambiente. A Palazzo Albergati anche Mirò non richiama le folle. Alla fine del giro, l'impressione è quasi una certezza: se a Bologna vuoi trovare pace e solitudine, entra in un museo. Nel nostro tour tra i principali siti artistici pubblici e privati sono molte le criticità incontrate. Ad esempio la chiusura al lunedì che accomuna quasi tutti i musei. Oppure la mancanza di informazioni approfondite sulle opere e sugli artisti, come nel caso della Pinacoteca, i cui tesori sono poco raccontati. Ma è soprattutto l'assenza di pannelli interattivi e installazione multimediali a pesare. Con poche eccezioni, come Palazzo Poggi e Palazzo Pepoli.