Il governatore: «Vittoria per ambiente e lavoro. Ora i cavatori si adeguino alle regole» Niente stop alle nuove regole sulle cave di marmo delle Apuane, fortemente volute dal governatore Enrico Rossi e dall'allora assessore al territorio Anna Marson. Il Tar della Toscana, infatti, con una sentenza ha respinto, venerdì, il ricorso promosso da una società di escavazione delle Apuane contro il Pit-piano paesaggistico approvato dalla Regione d'intesa con il ministero dei beni culturali. «Le cave delle Apuane ora devono rispettare le regole regionali che noi abbiamo voluto. È una vittoria per l'ambiente e per il lavoro commenta Rossi È stata riconosciuta la legittimità delle scelte della Regione con il Piano che riguardava le cave». Secondo Palazzo Strozzi Sacrati la sentenza rafforza tutti i punti del piano su cui c'era stata una lunga polemica politica, anche interna al Pd, e le perplessità dei cavatori e del settore del marmo. Sì, quindi, all'obiettivo di raggiungere nel 2020 almeno il 50 delle lavorazioni in filiera corta; sì alla previsione della compatibilità paesaggistica degli interventi in cava; sì al divieto di attività estrattiva sopra i 1.200 metri, valevole anche per le cave sotterranee, per tutelare il paesaggio e la stabilità dei versanti. Sì, inoltre, al piano di bacino. «Il piano non abroga certo l'attività estrattiva, ma la disciplina dato il forte impatto che provoca aggiunge il presidente della Regione Il piano paesaggistico era stato impugnato dai cavatori, ma i ricorsi sono stati respinti: il piano è legittimo, i cavatori lo rispettino». Positivo anche il commento di Vincenzo Ceccarelli, assessore al territorio, che tra le sue competenze ha anche le cave: «Abbiamo voluto nuove regole che comportano una lavorazione più compatibile e rispettosa di un ambiente unico e non riproducibile, cercando di dare importanza al lavoro e di esaltare il valore aggiunto di una materia così preziosa come il marmo, attraverso una maggiore lavorazione in loco, volta anche ad accrescere l'occupazione». Il punto sulla lavorazione del marmo è stato fatto pochi giorni fa da Confindustria Livorno e Massa Carrara: oltre il 40 dei blocchi è lavorato in provincia, il marmo rappresenta il 12 del Pil provinciale, con 1.200 aziende, 5.000 addetti fra diretti e indiretti e altri 3.000 nell'indotto, le tonnellate scavate sono 3,3 milioni (-37 rispetto al 2001), le cave sono circa cento. E il fatturato del settore, tra cave e aziende che lavorano la pietra, è di circa un miliardo di euro.