Vezio de Lucia è l'autore del primo piano urbanistico per Bagnoli. A lui si deve il disegno dell'area industriale dopo la dismissione dell'Italsider. Era il 1994. Per dieci anni, da allora, la città filo-bassoliniana si è impegnata a lodare quel progetto di rigenerazione urbana e a indicarlo come uno dei più ambiziosi e innovativi mai immaginati in Europa. Si disse che era un esempio per tutta l'urbanistica progressista e di sinistra. Poi, però, falliti i tentativi di trasformare i rendering in paesaggi reali, per altri dieci anni la stessa città si è impegnata a demolire quel piano. Il parco? Troppo esteso, diseconomico gestirlo. Il ripristino dalla linea di costa? Un'utopia, peggio: uno spreco di risorse. Gli alberghi? Privi di vista mare, poco attrattivi. Ma ora, dopo l'accordo dei tre «de», De Vincenti, De Luca e de Magistris, come se nulla fosse, ecco che tutto cambia nuovamente, per ritornare esattamente al punto di partenza. Tanto esattamente che proprio l'amato-contestato Vezio De Lucia (il de è nel destino di Bagnoli) ieri ha formulato su «il manifesto» questo articolato e significativo giudizio. «Se davvero si smantellano i 20 ettari della colmata a mare che nell'ultimo mezzo secolo hanno deformato la linea di costa; se davvero non c'è nessuna riduzione della superficie del parco e nessun aumento di cubatura rispetto alle previsioni comunali; se davvero i tre chilometri della spiaggia di Coroglio sono restituiti alla balneazione; se davvero è stata recuperata la continuità tra il parco e la spiaggia; se finalmente si arretrano a monte di via Coroglio i volumi della Città della scienza da ricostruire dopo l'incendio del 2013: se queste cose sono vere dice De Lucia allora penso di poter tranquillamente dichiarare che siamo di fronte a un esito più che soddisfacente». Tranquillamente? Ma allora di cosa abbiamo parlato per oltre un quarto di secolo? Su cosa ci siamo divisi? Perché su Bagnoli si sono rotti rapporti di amicizia e equilibri politici? Il cerchio si chiude, d'accordo. De Lucia e gli imprenditori si ritrovano uniti nella lotta, mentre un progetto di rinascita l'ennesimo prende forma. E di questo non si può che gioire. Ma attenzione... Attenzione, perché senza senso della misura e sprovvisti di spirito critico, qui di fronte a una prova straordinaria di governo del territorio si rischia o di mettere tutto nelle mani degli antagonisti, e quelli vicini a Città della scienza sono già sul piede di guerra; o di affidarsi a un altro decennale giro di giostra. I segnali di un deragliamento, del resto, ci sono già tutti. A cominciare dalla foto pubblicata ieri in prima pagina su questo giornale: in primo piano i tre «de» che si tengono sorridenti per mano e dietro, defilato, il commissario Nastasi. Il quadro sembra perfetto, ma tradisce una colossale contraddizione. Se a trattare su Bagnoli, alla fine, sono state le istituzioni ordinarie, cioè il governo, la Regione e il Comune; e se a nulla si sarebbe arrivato se il ministro De Vincenti non avesse fatto da mediatore, perché mai due anni fa si decise di ricorrere a un contestatissimo commissario straordinario? E poi, che coerenza c'è in un governo che mentre commissaria un sindaco per una competenza, quella urbanistica, che gli è propria, nomina commissario alla Sanità il governatore regionale commissariato? No. Davvero non c'è un briciolo di razionalità in tutto questo. E francamente nonostante le gravi e note responsabilità del sindaco non c'è eccezione de Magistris che tenga, perché usare due pesi e due misure è sempre la peggiore delle soluzioni possibili. Tuttavia, questo è il passato. Così come da consegnare agli archivi sono le luccicanti slide su Bagnoli presentate solo due anni fa da Invitalia (per dire, dov'è finita la funivia Posillipo-Nisida? E che fine ha fatto l'albergo pentastellato sull'isolotto? Erano fake news o pasticche allucinogene?) Ora bisogna solo tenere gli occhi bene aperti. Tanto più che, firmato l'accordo, moltissimo resta ancora da definire: dai finanziamenti, attualmente del tutto insufficienti, alla complessiva armonia progettuale. Passando, ma è solo un esempio, per la questione dei trasporti, visto che bisogna scegliere tra quattro percorsi alternativi della costruenda metropolitana. Quattro! Come a dire nessuno, dal momento che la priorità, si è chiarito di recente, è portare i treni dall'altra parte della città, verso Capodichino. Ciò detto, a proposito di sobrietà al governo, De Vincenti promette che Bagnoli «sarà il Paradiso». Dopo tanto purgatorio, sarebbe ora.