Il presidente dell'associazione Lepore: raccolte 400 firme, da tre mesi aspettiamo una risposta dalla sindaca Via Veneto ci riprova. E lancia un nuovo grido d' allarme, questa volta al prefetto di Roma Paola Basilone, sulle disastrose condizioni in cui è ridotta la strada della Dolce vita, uno dei simboli del made in Italy nel mondo. «Nel marzo scorso ci eravamo rivolti alla sindaca Virginia Raggi con una dettagliata descrizione di tutti i segni del degrado e 400 firme raccolte tra residenti e commercianti, per una volta dalla stessa parte, senza divisioni racconta Pietro Lepore, presidente dell'associazione della via-simbolo della Dolce Vita e proprietario dell'Harry's Bar per provare a riportare nella zona almeno i requisiti minimi di sicurezza, decoro, igiene, pulizia, minacciati da alberi pericolanti, presenza di ratti, scarsa illuminazione. Ma niente, non ci ha nemmeno risposto, ci sentiamo completamente abbandonati». Così, con l'entrata in vigore della legge n. 48 del 18 aprile scorso, che amplia la rosa dei soggetti istituzionali in materia di ordine pubblico nelle città e prevede interventi integrati nella lotta al degrado urbano, ieri pomeriggio l'associazione ha cambiato strategia rivolgendosi alla Prefettura, mentre purtroppo nulla è cambiato, in questi tre mesi, nel destino di questa strada dal prestigioso passato, consumata da una lenta agonia. «Forse non ci aspettavamo che ci convocasse subito a un tavolo di confronto aggiunge Lepore ma almeno un cenno, due righe, invece dalla sindaca nemmeno una parola. Ma così non si può andare avanti: l'illuminazione è insufficiente, i rami degli alberi schermano la luce e le lampade sono tutte diverse una dall'altra, con lavori lasciati a metà. Le buche riparate con il bitume " fai date" e subiamo ancora gli strascichi lasciati dalla rimozione del gazebo del Caffè de Paris dopo il passaggio della'ndrangheta. Le aiuole poi sembrano dei bazar, in qualcuna c'è il brecciolino, altri hanno messo il prato finto, in altre ancora pedane di legno. Sopravvivono grazie alla buona volontà di qualche portiere d' albergo o ristoratore, ma senza la manutenzione dovuta e un progetto comune». Eppure la lettera, inviata al Campidoglio il 18 aprile scorso e protocollata al n. 23252, era corredata di 13 foto, 37 fogli con le firme di «adesione» e quattro numeri di cellulare di cittadini che avevano dato la loro disponibilità a supportare il lavoro dell'Amministrazione.