Via Veneto e Monti, due pezzi del vasto Patrimonio culturale della nostra città. Via Veneto è un marchio riconosciuto in mezzo mondo, un simbolo di quella Dolce Vita che molti operatori turistici spendono ancora sul mercato internazionale. Per stabilire l'importanza di Monti basterà ricordare che fino al primo '800 il dialetto dell'area (il «monticiano») era diverso da quello del resto di Roma, soprattutto perché era in aperto contrasto con la lingua usata dai «nemici» trasteverini. Oggi via Veneto, rimasta senza risposte dalla Sindaca, si rivolge alla Prefettura per uscire da una crisi che gronda abbandono e degrado. Monti si mobilita contro un progetto di pedonalizzazione che a molti appare come una forzatura imposta dall'amministrazione capitolina, nelle sue diverse declinazioni. Ma il segnale è unico: l'anima antica di Roma chiede di essere non solo doverosamente tutelata e protetta ma anche amministrata prima di tutto con un necessario ascolto e con una indispensabile attitudine alla mediazione, nel rispetto delle diverse opinioni e, alla fine, con quella indispensabile capacità di sintesi (leggi: decisioni operative) che spettano a chi è stato eletto dalla cittadinanza. In queste due storie c'è in ballo il nostro retaggio storico-culturale, quindi il pilone che regge l'identità stessa della Capitale. Far decantare i problemi significa rischiare di incancrenirli. Via Veneto e Monti chiedono soluzioni rapide: e, proprio nel nome di Roma, hanno pienamente ragione.