Un applauso scrosciante ha accolto l'annuncio del sovrintendente Cristiano Chiarot: il Maggio tornerà a chiamarsi Maggio Musicale Fiorentino. Non solo per il festival, ma per tutta la stagione. L'annuncio è stato dato nel corso di un'affollata presentazione della stagione 2017-2018 e della ottantunesima edizione del festival. Appuntamento a settembre per conoscere gli ultimi mesi della programmazione 2018 (inclusa la sfida di una trilogia popolare da fare in un solo giorno: la mattina Traviata , il pomeriggio Rigoletto , la sera Trovatore , Luisi è disponibile, si tratta coi sindacati). Va in soffitta l'acronimo OF (Opera di Firenze). Dopo l'addio di Francesco Bianchi si cambiano marcia e atmosfera. Si sta addirittura lavorando al progetto per creare il Museo del Maggio all'interno del teatro. Per dare finalmente degna valorizzazione a quell'incredibile patrimonio di disegni, bozzetti, figurini, modelli che hanno caratterizzato dalle origini il legame con le correnti artistiche del Paese, spettacoli che hanno cambiato per sempre la storia del teatro musicale. Si tratta di una ferma volontà del sovrintendente, garantiscono dal teatro, un museo aperto e visitabile anche quando non c'è spettacolo, che narri la storia della musica secondo l'evoluzione dello stesso festival. A breve partiranno anche i lavori per l'auditorium, ma Chiarot su questo non si sbilancia. Ai primi di settembre ci sarà il nuovo book shop e sempre a settembre saranno presentati i progetti per la Città Metropolitana (da cui è arrivato un finanziamento di 1,7 milioni di euro) e per la Regione, in collaborazione con l'assessorato alla cultura (era presente l'assessore e vicepresidente Monica Barni). Si sta accelerando per riallacciare la storica tradizione che ha fatto grande nel mondo questo teatro. Il sindaco Dario Nardella ne fa quasi un annuncio programmatico: «Abbiamo il dovere di continuare ciò che i grandi uomini politici di ottanta anni hanno fatto». Si punta sui giovani: tre progetti con Venti Lucenti, conferenze e guide all'ascolto. Sempre più strette le alleanze con le istituzioni musicali, culturali e museali della città. Dal bilancio al disamore del pubblico: parla di «ferite ancora aperte» Chiarot, che annuncia però di voler mettere i conti in sicurezza entro un anno e si appella ai fiorentini e a tutti gli appassionati perché tornino in teatro. Sono ben ventuno le formule di abbonamento studiate per venire incontro a ogni esigenza. Dalle famiglie, agli under 40, a chi viene da fuori, a chi vuole solo concerti, a chi ama solo l'opera, e chi più ne ha più ne metta. Nell'orario di biglietteria, dal 20 luglio, si potrà parcheggiare nel piazzale Gui per andare a comprare l'abbonamento (o i biglietti). Tante novità sul fronte artistico. Ieri era la prima conferenza del nuovo direttore musicale Fabio Luisi, che si dichiara felicemente stupito dal vedere schierate tutte le istituzioni musicali cittadine: «Non mi era mai capitato. Per me è un onore e un privilegio. Questo è un lavoro di squadra, e la mia impressione è di avere una squadra da scudetto. La nostra immagine viene definita dalla proposta artistica che faremo. Sono fiero del Prigioniero di Dallapiccola diretto da Mehta (dal 19 giugno, insieme ai 4 pezzi sacri di Verdi, regia e coreografia di Virgilio Sieni) e sono contento che Mehta abbia condiviso la scelta di un'identità sempre più ficcante del festival. Vedo un futuro non roseo, ma addirittura gargiante». Mehta ha mandato un messaggio e un arrivederci ad aprile, salutando Chiarot e Luisi. Conferma che porterà il Maggio in tournée, a Catanzaro, a Barcellona e forse in una terza sede. Il cartellone è ricchissimo, trentasei concerti da ottobre 2017 a giugno 2018, sei titoli d'opera per il festival, con un clamoroso ritorno, Riccardo Muti (11-13 luglio), a dirigere il Macbeth di Verdi in forma di concerto (orchestra e coro del Maggio protagonista Luca Salsi), per poi portarli tutti al Ravenna Festival. Si torna a Boboli con Ercole in Tebe di Jacopo Melani, prima rappresentazione in tempi moderni diretta da Federico Maria Sardelli, mentre la nuova commissione di un'opera contemporanea è Tenebra di luce , di Adriano Guarnieri, che si avvarrà di altre eccellenze cittadine, Giancarlo Cauteruccio alla regia e una collaborazione con l'Accademia di belle arti per l'allestimento. L'inaugurazione del Festival è fissata al 5 maggio con Cardillac , di Hindemith, Fabio Luisi sul podio, ma ci sarà pure un Verdi poco conosciuto come quello della Batta glia di Legnano (dal 25 maggio) con la regia di un cineasta del calibro di Marco Tullio Giordana (dirige Renato Palumbo). La stagione lirica invernale invece inaugurerà il 17 ottobre con La rondine di Puccini, mai rappresentata prima al Maggio (sul podio un figlio del Pucciniano come il giovane Valerio Galli). Ci saranno poi La sonnambula , Carmen (destinata a entrare fra i titoli in repertorio, allestiti abitualmente dal Maggio) La favorite di Donizetti diretta da Luisi, l'Alceste di Gluck con la bacchetta di Sardelli. Inoltre tornerà il balletto. «So che la chiusura di MaggioDanza è una ferita non rimarginata riflette Chiarot per cicatrizzarla ci vorrà del tempo. Ma sul territorio esistono anche altre eccellenze». Come lo Junior Ballet di Toscana, erede (a proposito di ferite) del mitico Balletto di Toscana fatto morire nella più grande indifferenza. Dal 7 dicembre si danzerà La bella addormentata nel bosco . E non sarà l'unica sorpresa.