Il grande teatro torna dopo 10 anni. In scena «I sette contro Tebe» con la regia di Baliani: Martone mi portò qui Ci son voluti dieci anni per riaprire i cancelli delle Terme di Baia ad eventi spettacolari che ne consentissero anche la fruizione notturna. E oggi l'occasione offerta dal festival del «Dramma Antico alle Terme di Baia» è davvero imperdibile per chi voglia coniugare l'interesse per un allestimento classico alla seduzione di un sito ben conservato e scenicamente complementare per messe in scena teatrali di origine greco-romana. Come «I sette contro Tebe» di Eschilo diretto da Marco Baliani, in programma stasera e domani alle 21 fra le rovine romane di via Sella di Baia, che sarà preceduto da una visita guidata agli scavi con inizio alle 20. È bastato infatti che il Mibact (cui competono gli scavi), la Fondazione Campania dei Festival (che ha curato l'allestimento del sito finalizzato agli spettacoli) e l'Istituto Nazionale del Dramma Antico (che ha messo a disposizione le pièce che transitano così tra le aree di maggiore interesse della Magna Grecia, Sicilia e Campania), mettessero insieme le proprie forze per rilanciare le quotazioni di un luogo non conosciutissimo ma che per estensione e conservazione è secondo solo al centro antico di Roma. Una meraviglia, resa ancor più affascinante dalla recente illuminazione notturna colorata e dai tavolini della buvette sistemati nel grande prato centrale, da cui ammirare gli scavi iniziati nel 1941, segno della presenza di ville e complessi termali, compresi fra la tarda età repubblicana e quelle augustea, adrianea e severa. Tra le testimonianze che saltano subito agli occhi le cupole del grande Tempio di Diana, il Tempio di Mercurio, dove si apre anche una suggestiva vasca d'acqua, e quello di Venere, strutture così denominate ma in realtà sedi termali non adibite al culto. «Sono stato qui ricorda Baliani appena giunto a Baia per le prove negli anni '90. Mi aveva portato Mario Martone quando costruivamo a Napoli proprio I sette contro Tebe compresi nel film Teatro di guerra ». Stesso titolo ma allestimento diverso. «Sì, credo addirittura diverso dalla precedente messa in scena dello stesso spettacolo fatto nella cavea greca di Siracusa, dove abbiamo accentuato il gesto e l'enfasi della recitazione. Qui invece, visto il contesto fra mura più urbane, credo che sposteremo l'asse su di una lettura più psicologica». Ma qual è il centro di questa tragedia? «Credo che sia la paura, quella più autentica che precede la guerra. L'azione infatti è all'interno della città prima e durante gli scontri fratricidi che porteranno poi allo scontro letale fra Eteocle e Polinice». I fratricidi figli di Edipo la cui morte incrociata e successiva sepoltura da parte della pietosa sorella darà vita all'Antigone sofoclea. «Personaggio che io sottraggo al coro, portandola in scena sin dall'inizio, quasi a voler costruire un ponte fra le due tragedie. E cambiando progressivamente i costumi da arcaici a contemporanei, proprio per sottolineare la modernità di questo conflitto, paragonabile a quello di Sarajevo o di Aleppo, ma anche a quelli presenti nel nostro Paese, partoriti spesso più dalle parole che da fatti reali. Ragione in più per sviluppare molto l'aspetto sonoro, veicolo di quel terrore annunciato che a volte spaventa più della guerra vera e propria». In scena, infine, Gianni Salvo, Marco Foschi, Aldo Ottobrino, Anna Della Rosa, i danzatori Massimo Frascà, Liber Dorizzi e il coro formato dagli allievi Accademia d'arte del Dramma Antico. Per chi volesse è a disposizione una navetta con partenza da via San Carlo a Napoli con ripartenza da Baia al termine dello spettacolo. Prenotazione obbligatoria ai numeri della biglietteria 344-0456788 e 344-0450849 e fino ad esaurimento posti.