Ventiquattro anni dopo la strage di via dei Georgofili, «I giocatori di carte» di Bartolomeo Manfredi ieri mattina ha lasciato i depositi degli Uffizi. È la prima tappa di un viaggio che porterà l'opera a nuova vita nel 2018, venticinque anni dopo l'attentato mafioso. «Un'emozione vedere l'inizio di un'impresa che sembrava impossibile». Dopo 24 anni per la prima volta il «ferito» ha lasciato i depositi degli Uffizi, dove era esposto e dove l'onda d'urto ed i vetri scagliati dall'esplosione di via dei Georgofili lo colpirono il 27 maggio 1993, facendo pensare che fosse distrutto per sempre. Ieri mattina I giocatori di carte di Bartolomeo Manfredi ha fatto la prima tappa di un lungo viaggio che lo porterà a nuova vita nel 2018, grazie alla raccolta fondi di Gallerie degli Uffizi, Corriere Fiorentino e Banca Federico del Vecchio (Gruppo Ubi Banca). Il quadro seicentesco, sotto gli occhi della restauratrice Daniela Lippi che tre anni fa ha ideato il progetto di recupero del quadro e del materiale pittorico strappato dalla bomba e da allora conservato con cura da Maria Matilde Simari, responsabile dei depositi delle Gallerie degli Uffizi, e degli addetti ai depositi è stato tolto dal muro dove si trovava e portato nel laboratorio di Lippi. Un'operazione apparentemente semplice, affidata alla ditta specializzata in movimentazione di opere d'arte «Arternativa», vissuta però con emozione e con il fiato sospeso. Assieme alla tela, con quello che resta del dipinto protetto da carta velina speciale applicata subito dopo lo scoppio, hanno lasciato gli Uffizi anche i frammenti raccolti ed inventariati con la speranza di vederli tornare al loro posto. Con calma e attenzione le scatole con i frammenti de «I giocatori» sono state imballate con materiale speciale e poi è stata la volta del grande quadro, anzi della tela dato che la cornice è stata da tempo restaurata e sistemata in un altro spazio dei depositi che accolgono circa 2.000 opere, compresi tutti gli autoritratti non esposti nel Vasariano. Gli uomini di «Arternativa» hanno staccato il quadro, lo hanno portato su per le scale, appoggiato su un tavolo della prima sala dei deposti, quella della «accoglienza» e partenza delle opere, «incartato» con cura, ricoperto con un materiale protettivo, infine preparato per il tragitto dal primo piano della Galleria fino al Loggiato e infine sistemato sul camion che lo ha portato nel suo provvisorio «ospedale». «È davvero emozionante vederlo uscire per la prima volta dalla mattina della bomba per un'impresa che sembrava impossibile come il suo restauro dice Maria Matilde Simari Dopo la strage tutti pensammo e dicemmo che tre quadri erano persi per sempre, I giocatori di carte e il Con certo del caravaggesco Manfredi e l'«Adorazione» di Gherardo delle Notti, come in italia era stato battezzato il pittore olandese Gerrit van Honthorst. Il «Concerto» e l'«Adorazione» sono stati restaurati ed è bello che adesso tocchi a lui. Certo la superficie pittorica alla fine non sarà più del 35-40, rimarranno larghe parti di tela, ma sarebbe un falso ridipingere ciò che è andato perduto. Non sarebbe né corretto, né giusto». «I giocatori di carte ha un grande valore aggiunge Simari sia simbolico perché è l'ultimo quadro ancora non recuperato, sia storico perché ha sempre fatto parte delle collezioni medicee, sia materiale tanto che è assicurato per una cifra importante». I giocatori di carte ha una storia affascinante e tormentata, più del suo gemello, il Con certo . I due quadri di Manfredi, che raffigurano non scene sacre ma momenti di svago, furono donati dal Granduca Ferdinando II de' Medici alla mamma, Maria Maddalena d'Austria, in occasione del Capodanno 1626 e nel 1695 sono negli inventari del Poggio Imperiale come dipinti di mano del Caravaggio anche se non è certo in quale villa medicea si trovassero. De «I giocatori» si perdono poi le tracce fino al 1969, quando il quadro fu ritrovato nei sotterranei di Palazzo Pitti, mentre il «Concerto» era stato inventariato nel 1890. Il dipinto fu restaurato per la grande mostra su Caravaggio ed i caravaggeschi del 1970 e dal 1973 esposto all'inizio del Vasariano, proprio davanti ad una grande finestra dove fu quasi distrutto dall'attentato mafioso. «Adesso inizia il suo recupero spiega Daniela Lippi con un percorso che da qui a settembre seguirà due strade parallele. Al computer studieremo il puzzle dei resti ancora su tela e di quelli raccolti, come raccordarli e dove posizionarli, mentre prepareremo l'intervento sugli strappi della tela, la tela su cui poi appoggiare il dipinto, il fissaggio dei frammenti, il restauro complessivo e la manutenzione della cornice. Poi tra due mesi l'intervento inizierà». Con l'impegno di tutti di concluderlo entro il 27 maggio 2018, 25 anni dopo la strage.