L'Ateneo avverte il Cua: «Un solo incidente e la chiuderemo definitivamente» A cinque mesi dallo sgombero e dagli scontri tra collettivi e forze dell'ordine riapre la biblioteca al 36 di via Zamboni. I tornelli sono spariti dall'ingresso, ma alcuni metri più indietro un bussolotto con il badge verifica gli accessi a bagni, emeroteca, pc e uffici. L'Ateneo: «Al primo incidente chiuderemo del tutto». Sono trascorsi cinque mesi e, come promesso dal rettore Francesco Ubertini, i portoni di legno della biblioteca di Discipline umanistiche al 36 di via Zamboni sono stati riaperti dopo gli scontri del 9 febbraio tra attivisti del Cua, studenti e forze dell'ordine. La biblioteca era stato occupata e l'Ateneo aveva chiesto l'intervento di polizia e carabinieri in antisommossa per sgomberare il 36. Da allora porte chiuse e il prestito dei libri universitari spostato su altre sedi. Ma il braccio di ferro tra il Cua e l'Università di Bologna nonostante la riapertura continua: il collettivo rivendica una «vittoria, perché i tornelli non ci sono più», ma l'Ateneo chiarisce: «Il controllo è solo arretrato di qualche metro per questioni di sicurezza». Non solo, il collettivo annuncia nuove proteste per settembre e da Palazzo Poggi c'è la promessa di una chiusura definitiva del 36 se dovessero esserci nuovi scontri. Quel che è certo è che sul pavimento della biblioteca, diventata simbolo delle tensioni tra collettivi e rettore, restano solo i segni dell'installazione dei vecchi tornelli. Quelle porte a vetro sono state rimosse, così come è stata tolta la postazione dietro cui un dipendente dell'Università controllava gli ingressi. Entrando c'è l'impressione di un corridoio più lungo da percorrere liberamente prima di arrivare all'aula studio e poi all'emeroteca, agli uffici amministrativi, alle postazioni pc e ai bagni. Semplicemente il controllo degli accessi, con un bussolotto e un badge, è stato spostato di qualche metro, appena superata la zona ricreativa delle macchinette. Perché l'Ateneo ha così ripensato l'interno del 36: «Il problema che avevamo era l'uso improprio delle porte di sicurezza e questo ci ha costretti, per vincoli sulla sicurezza, ad arretrare spiega Guglielmo Pescatore, presidente del Sistema bibliotecario dell'Università di Bologna abbiamo così diviso gli spazi in due settori: c'è prima la sala studi con l'accesso diretto dall'androne e con il controllo di un operatore all'ingresso, poi ci sono l'emeroteca, i bagni, gli uffici amministrativi bussola e controllo badge. Questo era esattamente quello che avevamo detto». Un arretramento, che specifica l'Ateneo, non vuol dire darla vinta al Cua. «Abbiamo fatto quest'operazione per risolvere un problema di sicurezza. Se si dovessero manifestare ancora problemi rilevanti, l'intenzione del rettore a quel punto, l'ha detto chiaramente più volte, è di chiudere definitivamente la biblioteca e trovare una soluzione di carattere radicalmente diverso», conclude il presidente del sistema bibliotecario. Ma ieri mattina a dare annuncio della riapertura del 36 è stato proprio il Cua, rivendicando « la parziale vittoria delle lotte portate avanti da centinaia di studenti». Tuttavia, la presenza della cosiddetta bussola per regolare l'accesso alla sala computer, ai bagni e agli uffici del personale, che si apre solo col badge universitario, «è inaccettabile. Da settembre promette il collettivo continueremo a dare battaglia contro le sospensioni, contro chi limita e vuole chiudere spazi di aggregazione e socialità, e contro chi vorrebbe la zona universitaria militarizzata». Sempre a settembre il Senato accademico deciderà la durata della sospensione per una decina di studenti che hanno partecipato agli scontri del 9 febbraio. La biblioteca resterà aperta solo di giorno fino alla pausa estiva del 4 agosto, da settembre si ripartirà con l'apertura serale. La sala degli affreschi, infine, è tornata a essere un'aula.