VERONA. «Gli arrivi crescono, ma serve puntare sulla qualità. Come? Valorizzando le nostre eccellenze con uno sguardo d'insieme, facendo vivere i musei, attraendo il turismo congressuale». L'assessore alla Cultura Francesca Briani è già al lavoro: «Vanno selezionati gli eventi in Bra, serve tutelare i nostri gioielli» avvisa, mentre qualche dubbio viene posto sulle grandi mostre: «Cosa lasciano alla città, quando chiudono?». VERONA. «Già le 13,30? Devo scappare da un'altra parte». Ogni tanto chiede l'ora, rovescia con dolcezza i polsi di chi le sta vicino per rispettare gli impegni perché in queste giornate sembra non uscire mai dagli uffici comunali dove si attarda senza formalità in mani da stringere e richieste. Francesca Briani è il nuovo assessore alla Cultura. Anzi, di più: Cultura e Turismo, binomio faticoso in una città come Verona. Ma per ora spezza col sorriso la pressione che la circonda. Le sue priorità? «Si lavora fin da subito su quanto anticipato in campagna elettorale. Istituito un assessorato alla Cultura, che mancava da 5 anni, si vuole assumere uno sguardo più strategico e completo sulla città. Basta azioni spot, largo a progetti che abbiano un coordinamento, uno sguardo d'insieme e a lungo raggio. Abbiamo un sistema museale, teatrale e bibliotecario molto forti, una Fondazione lirica che si sta rivitalizzando, siamo sede di Università, di un'Accademia di Belle arti, di tantissime realtà culturali importanti e premi annuali. Verona ha posizione geografica che la rende crocevia prezioso in tal senso. Per non parlare del patrimonio millenario, riconosciuto dall'Unesco. Un gioiello apprezzato anche dai flussi turistici in continuo aumento». Turismo e cultura: dove entrano in rotta di collisione? «Piazza Bra spesso diventata sede di iniziative non adeguate all'importanza del sito: vanno scelti gli eventi. Questa amministrazione poi vuole dare priorità alla valorizzazione dei quartieri che accettano di buon grado iniziative che facciano stare insieme i cittadini: ecco, dunque che si può pensare che alcuni eventi possano spostarsi lì. Anche il palazzo o la piazza che abbiamo in città sono dei gioielli da tutelare. Bisogna averne cura. Cittadini e turisti si rendano conto che si deve mangiare o ci si deve fermare in luoghi adeguati». Che turismo immagina per Verona? «Gli arrivi qui crescono, ma vanno fatti crescere anche in qualità. Bisogna trattenere il turista di passaggio e per questo, fra le altre cose, palazzo della Gran Guardia, nato come sede congressuale, deve riprendere questa valenza per intercettare specifiche utenze. Un esempio? Abbiamo un'Azienda sanitaria integrata con 5mila dipendenti e bilancio in attivo: penso dunque ad un turismo congressuale di matrice medico sanitaria o legato all'università. Per non parlare della logistica: abbiamo un interporto fra i più importanti di Europa. Serve creare un'offerta che invogli a trattenersi e a tornare». I musei? «Altri protagonisti dell'offerta turistica che abbiamo in mente. Ma il museo non va più visto come luogo di conservazione: deve avere un ruolo più attivo per la sua valorizzazione, con prodotti didattici, educativi, sociali rivolti anche ai veronesi». Fondazione Arena: è vicina la fine del commissariamento? «L'obiettivo è chiuderlo quanto prima per dare una governance istituzionale alla Fondazione, magari valorizzando anche le professionalità interne. Io ho anche una speranza personale: che un giorno si possa riavere un corpo di ballo. Anche qui, in fatto di lirica, bisogna creare delle iniziative per avvicinare più veronesi, abituare il pubblico alla conoscenza delle opere, coinvolgerli nella creazione di uno spettacolo, mostrarne alla città i meccanismi. Il pubblico, così, si godrebbe di più lo spettacolo, lo sentirebbe proprio. Io ci credo a tutto questo: i cittadini rispondono bene alle iniziative di qualità, premiano gli sforzi». Pensa di coinvolgere anche le realtà economiche? «Un maggior coinvolgimento di pubblico e privato è auspicabile: ma non solo per un sostegno economico. Credo sia promozionale e gratificante anche per le nostre aziende e categorie legate al territorio partecipare al bene di Verona. Dobbiamo unire le forze verso un turismo da fidelizzare, che ci pubblicizzi nel mondo e migliori in qualità». Come ha pesato la mancanza di assessorato alla Cultura in questi anni? «Trovo una richiesta di attenzione che mi arriva da più parti, ricevo molte lettere, è un'invocazione continua. Evidentemente nel cittadino che capisce quali sono le potenzialità del sistema la mancanza si è sentita. C'è una richiesta di cultura, ma mancava una regia da parte dell'ente locale: musei, biblioteche, tutte istituzioni eccellenti che però agivano in autonomia in questi anni. Insomma, sono mancati lo sguardo d'insieme e una certa rete». Ci sono già eventi da cancellare? «Chiarisco questo: concettualmente noi non siamo arrivati per cancellare tutto con un colpo di spugna. Nel modo più assoluto. Ci sono tantissime cose che funzionano, sarebbe sciocco non proseguire; idem per le tradizioni locali, comprese le bancherelle di Santa Lucia. Sicuramente un po' più di selezione andrà fatta, per la qualità. Io mi metterò soprattutto in un'ottica di ascolto. Cercherò di migliorare l'esistente e di coordinare le diverse realtà culturali». Cosa pensa delle grandi mostre? «Ho un punto di domanda. Ci sto riflettendo. Non ci sono solo quelle. E a volte, una volta finite, resta poco alla città. Se ci saranno proposte di qualità, le valuterò. Però sempre con priorità alla rete dei musei locali e alla valorizzazione del patrimonio esistente». Dopo il successo del «test Williams» allo stadio pensate di spostare lì i concerti pop? «Anche questo sarà oggetto di riflessione. Va salvaguardato il monumento Arena. Ci sono allestimenti scenografici e sonori che sono adeguati al sito, altri meno. E certamente qualcosa potrà essere spostato in altri luoghi graditi, visto che è andato tutto bene con Robbie Williams.