La Uil: demansionamenti. La replica: prima i direttori guidavano uffici di due persone È il primo scontro tra uno dei direttori non italiani di grandi musei, vincitori del concorso internazionale voluto dal ministro per i Beni culturali Dario Franceschini e la base dei suoi dipendenti. Ieri è stata resa nota una lettera della Uil Beni culturali in cui oltre trenta funzionari, storici dell'arte, restauratori degli Uffizi protestano contro il direttore Eike Schmidt, dopo l'accorpamento tra Palazzo Pitti e, appunto, gli Uffizi. L'accusa è di «demansionamento rispetto al ruolo rivestito», di «insufficiente comunicazione», di aver dunque «impoverito e mortificato» il ruolo di restauratori e storici dell'arte. Nel documento si chiede di «dar conto del motivo per cui gli storici dell'arte sono stati esclusi da tutte le convenzioni conto terzi per mostre» e di «garantire ai funzionari storici dell'arte le stesse opportunità economiche di tutto il restante personale degli Uffizi». L'ufficio restauri chiede che la «collaborazione con l'Opificio delle pietre dure subentri soltanto quando ve ne sia necessità» in modo che non ci sia «subalternità» degli Uffizi rispetto a all'Opificio. La carenza di comunicazione «è avvertita da gran parte del personale come fonte di fraintendimenti e di problemi». Secondo Enzo Feliciani, segretario nazionale e insieme locale della Uil Beni culturali, «occorre avviare una trattativa per restituire funzioni ai funzionari, storici dell'arte e restauratori, andate perse in questo cambiamento. Prima avevamo importanti responsabilità di settori, un patrimonio andato perduto che occorrerebbe recuperare». Schmidt, ammette Feliciani, «ha cambiato il sistema, instaurandone uno nuovo, ma ci sono delle cose che ancora non vanno». Eike Schmidt ribatte «non all'italiana», ovvero evitando scontri frontali ma replicando nel merito: «La lettera è del 22 giugno scorso e con la Uil Beni culturali, quindi anche con Enzo Feliciani, abbiamo già aperto più di un tavolo di lavoro, e alcuni problemi sono già stati affrontati». E poi, aggiunge Schmidt sempre con un po' di sereno distacco, «la lettera rappresenta una minoranza, io lavoro con una struttura di 420 colleghi statali più una sessantina di dipendenti di Ales, la società in house del ministero dei Beni culturali». Ed ecco le risposte. Sul demansionamento: «Non può esserci "demansionamento" perché i ruoli sono affidati con chiarezza dal mansionario nazionale e certo io non l'ho mai violato. Possono esserci casi di funzionari che, prima dell'unificazione Pitti-Uffizi, avevano il titolo di "direttore", ma soltanto per delega, e alla guida di microstrutture persino di due persone». Perché ora Pitti e Uffizi sono unificati organizzativamente e a Pitti è avvenuto il «miracolo» della creazione di un unico museo del Palazzo, laddove prima erano assurdamente due (e con orari diversi!). Entro qualche settimana Schmidt intende annunciare «il lancio del biglietto unico Uffizi-Pitti». In quanto ai restauratori: «Li ho valorizzati, tanto che con me il responsabile dell'ufficio restauri è appunto un restauratore, e non uno storico dell'arte». Invece, sugli storici dell'arte: «La gran parte sono ben felici di aver potuto mettere da parte il peso burocratico. Ora gli storici dell'arte svolgono il loro vero lavoro: ricerca scientifica, stesura dei testi destinati a mostre e cataloghi. Lo specifico lavoro amministrativo è stato affidato al personale amministrativo». E l'esclusione dalle convenzioni conto terzi per mostre? «La legge vieta la doppia retribuzione per incarichi aggiuntivi in orario di lavoro. Se si svolge al di fuori, se ne può parlare. Altrimenti sono tenuto a rispettare le regole». Non sarà che c'è anche uno scontro di culture, lei tedesco e loro sindacalisti italiani? Schmidt sorride: «Forse sì, forse no, ma il clima di lavoro è positivo. E c'è anche una bella mescolanza geografica. Forse non tutti sanno che la maggioranza del personale di Uffizi-Palazzo Pitti viene da Napoli».
Corriere della Sera
19 Luglio 2017
Uffizi, una fronda contro Schmidt. Io rispetto le regole e vado avanti
PA
Paolo Conti
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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