VENEZIA - Turismo da record. La Regione canta vittoria e sbandiera cifre mai viste. Ma se per il territorio l'aumento massiccio dei visitatori significa nuova ricchezza, per la città storica assediata il nuovo record la avvicina ancora di più al collasso.Dai dati diffusi ieri dall'Ufficio statistica della Regione Veneto, la provincia di Venezia è quella che nel primo semestre del 2017 ha visto il maggiore incremento di visitatori, rispetto al già eccezionale numero registrato nel 2016. 11,3 per cento in più di presenze contro i 10,2 di Treviso e la media regionale di aumento che si attesta all'8,1. E il primo semestre, avverte uno studio dello stesso Ufficio statistica, «le presenze turistiche rappresentano un terzo delle presenze annuali». A fine di quest'anno, dunque, i numeri record del primo semestre sono destinati a triplicare.Nella città storica le cifre sono già da emergenza. Un sistema per controllare i numeri al dettaglio è stato sperimentato al Redentore. 63 mila passaggi in poche ore sul ponte votivo. Primi tentativi di controllare un fenomeno che sta sfuggendo di mano. Nel 2016 la cifra dei turisti a Venezia si attestava sui 27 milioni, nel 2017 continuando l'attuale tendenza si potranno superare i 30 milioni. Una cifra che non consente alla città una vita normale. 30 milioni di turisti l'anno significa in media 82 mila visitatori al giorno, compresi i periodi vuoti di gennaio e novembre. In pratica oltre 100 mila persone al giorno, il doppio degli abitanti. Con punte di 150 mila durante il Carnevale e la Regata Storica, Pasqua, i ponti del 25 aprile del Primo maggio, le domeniche di estate. Emergenza sotto gli occhi del mondo. «Ma non è possibile bloccare il numero dei turisti, solo spalmarli in altre località», ha detto ieri l'assessore regionale Federico Caner. Anche il ministro del Turismo e Beni culturali Dario Franceschini si è detto contrario al numero chiuso. «Non si può chiudere la città, ma bisogna sperimentare numeri chiusi nelle sue aree monumentali più esposte». Stessa idea quella espressa dal sindaco Luigi Brugnaro. Il turismo significa ricchezza e posti di lavoro - anche se non sempre questo va ai cittadini veneziani - dunque non si può fermare l'invasione. Stesso discorso vale per i taxi e i motoscafi a noleggio, che hanno ormai invaso ogni centimetro quadrato di laguna, per i plateatici dei bar e ristoranti in continua espansione.Aumento significativo dunque degli arrivi (più 10 per cento) e anche delle presenze (più 11,3). Quest'ultimo si impenna anche grazie alla realizzazione negli ultimi anni di strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere, di locazioni turistiche e affittacamere. Adesso il piano per l'Unesco è pronto. «È la prima volta a mia memoria in cui si dice cosa si vuol fare con il piano di gestione del turismo», dice il consigliere della Lista Brugnaro Paolo Pellegrini, «adesso dobbiamo farlo. Cominciamo a spostare i lancioni di punta Sabbioni dalla Cornoldi a Sant'Elena. Sembrava tutti fossero d'accordo, ma è già sorto un comitato del no. Se ne dovranno fare una ragione o il Tar li accontenterá?». Stesso Tar che ha accolto nei giorni scorsi la sospensiva all'ordinanza di chiusura del banchetto in Riva del ferro, a Rialto. Misure irregolari, il Comune aveva intimato la chiusura. «Ma dopo il ricorso dello studio Orsoni», scrive Pellegrini, «il Tar inaudita altera parte ha sospeso la sanzione. Se ne riparlerà in novembre, quando il titolare del banchetto sarà in vacanza alle Maldive e l'attività chiusa».