Si chiama fuori da quelli che definisce «contrasti tra il Comune e la Commissione edilizia», difende il parere espresso dalla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio sulla riqualificazione del palazzo ex Upim e rispedisce al mittente le «illazioni» fatte dai componenti dimissionari della Commissione edilizia definendole «gratuite e offensive». Il soprintendente Corrado Azzollini, posiziona più di qualche paletto nel dibattito scoppiato in città sull'estetica del nuovo palazzo Eden.«La Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia ha seguito, esattamente, le procedure previste dalla normativa esprimendo tempestivamente i propri pareri di competenza, dandone risposta, come previsto, sia al Comune che al privato richiedente», afferma Azzolini rispondendo così ai quattro componenti dimissionari della Commissione edilizia che hanno gettato la spugna perché sono stati chiamati a esprimere un parere non vincolante quando le Belle arti avevano già sdoganato l'intervento.Azzollini difende il lavoro dell'istituzione perché ritiene che «le dichiarazioni espresse dagli architetti dimissionari della Commissione edilizia potrebbero apparire a chiunque lesive del ruolo istituzionale della Soprintendenza, la quale - aggiunge - rappresenta sul territorio il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ed è il principale organo di tutela dei beni culturali presenti nella Regione». E nell'esercizio delle sue funzioni, «la Soprintendenza - continua Azzollini - è tenuta a rispondere, nei tempi previsti dalle disposizioni legislative, alle richieste di parere formulate in merito a progetti che sono sottoposti a tutela.Nel caso dell'Upim, quindi, «la Soprintendenza ha seguito le procedure». Ma non è ancora tutto perché Azzollini non dimentica di ricordare che «tali pareri, dal punto di vista strettamente burocratico non erano riferiti al progetto nel suo complesso, ma (pur analizzando ovviamente l'interezza del progetto) solo a una parte dell'intervento, ovvero la porzione dell'isolato che affaccia su piazza Libertà, nei confronti della quale vige un "vincolo di rispetto"». Detto tutto ciò, Azzollini rincara la dose: «Tutte le illazioni espresse dagli ex componenti della Commissione appaiono quindi del tutte gratuite e offensive: i tempi nella procedura di richiesta di parere alla Soprintendenza e alla Commissione sono responsabilità esclusiva del Comune. La Soprintendenza, pertanto, non intende essere coinvolta nei contrastati rapporti tra la Commissione e il Comune, svolgendo sempre il proprio compito in maniera trasparente e senza privilegiare alcun rapporto».Nella missiva inviata al Messaggero Veneto, Azzollini, pur non citandoli, respinge con forza alcuni passaggi delle lettere di dimissione recapitate in Comune dagli architetti Simonetta Daffara rappresentante dell'Ordine degli architetti, Giovanni Vragnaz indicato dalla società ArteArchitettura, dall'ingegner Claudio Donada dell'Associazione degli ingegneri e dal geometra, rappresentante dell'omonimo Collegio, Gianni D'Aronco. A soffermarsi in maniera decisa sul ruolo della Commissione di fronte a progetti che le vengono sottoposti con il benestare delle Belle arti, è stato Vragnaz: «Questa condizione - ha scritto - imporrebbe un sostanziale risparmio di tempo, di scocciature, di prese di posizione e di dibattiti e di crucci "civili", chiudendo la "partita" prima di iniziarla. Solo un mal posto senso di responsabilità ci ha fatto avventurare in un confronto minoritario e improduttivo, di fronte alla "corazzata" del parere della Soprintendenza della cui protezione gli investitori si sono accortamente muniti in maniera preventiva». Daffara invece parlando di due pesi e due misure ha descritto il ruolo della Commissione come «un fardello per il Comune che desidera libertà di azione sulle opere che ritiene di fondamentale importanza». La questione è aperta e come sostiene il soprintendente lo strappo è avvenuto tra il Comune e la Commissione. Il sindaco si è già scusato e i dimissionari, l'Ordine degli architetti e ArteArchitettura ritengono che per superare l'impasse vada istituita la Conferenza dei servizi.