In centomila per il primo Redentore blindato. Varchi e transenne, limitato l'accesso alle rive VENEZIA. Le rive «contingentate», il divieto del vetro dalle 20 e tanti, tantissimi agenti a garantire la sicurezza. Venezia ha festeggiato ieri sera il suo primo «Redentore» blindato, con transenne nelle calli e vie di uscita con la scritta «Exit». Prove generali di una città a numero chiuso. VENEZIA. Alle 17 il comandante dei vigili, di persona, è sbucato tra le colonne del Todaro e di San Marco e, uno a uno, ha avvisato i titolari dei banchi di souvenir lungo tutta la riva che alle 18 dovevano chiudere. «Mi raccomando», ha detto loro Marco Agostini. Tutt'attorno un brulichio di turisti e operai che stavano disponendo le transenne a «chiudere» il salotto buono della città ed evitare sovraffollamenti potenzialmente rischiosi. I divisori erano lungo i colonnati di palazzo Ducale, dalla Basilica del patrono fino al ponte dei Sospiri, lungo riva degli Schiavoni e all'imbocco del molo di piazza San Marco, pronti ad accogliere un massimo di 60 mila persone, non di più, come deciso da Prefettura, Comune e Questura a garanzia di sicurezza. Ieri sera, Venezia ha festeggiato la «notte famosissima», quella del ponte votivo tra le Zattere e l'isola della Giudecca, dei fogh i delle 23.30, delle tavolate in riva tra bigoi in salsa e bovoeti (piatti tipici a base di pesce) e delle barche addobbate in bacino e in canale della Giudecca. È la festa delle feste dell'ex Serenissima, che tutti anche chi si lamenta che Venezia è diventata invivibile per via del turismo di massa celebrano nel pieno rispetto della tradizione. Ma ieri è stato un Redentore diverso dal solito, meno «anarchico» (o improvvisato, che dir si voglia) e più strutturato e controllato. Non che in passato la sicurezza fosse presa sottogamba («A Venezia organizziamo da sempre eventi, l'esperienza ci ha insegnato a gestire i grandi numeri», dice orgoglioso Agostini) ma quest'anno, dopo il caos di piazza San Carlo a Torino e dopo gli attentati terroristici nelle capitali europee più amate dai turisti, il ministero dell'Interno ha diramato una direttiva in cui impone il massimo livello di «safety e security». Che in italiano si traducono tutt'e con la parola «sicurezza» ma che sottendono, in realtà, due diverse sfumature, ossia prevenzione e controllo. Ed entrambi si sono visti ieri a Venezia dove, per la prima volta al Redentore, lungo le rive è stato introdotto il numero chiuso. «Controllato», precisa il comandante. Una volta raggiunte le 60 mila persone, gli steward dovevano fermare cioè gli accessi con una segnaletica ad hoc: «Max capienza raggiunta». L'appartato di controlli e sicurezza e il cielo molto nuvoloso ha un po' rallentato gli arrivi in riva e acqua ma in città c'erano comunque più di 100 mila persone. In piazzale Roma, dove il via vai di auto è stato intenso per tutta la giornata e i parcheggi si sono riempiti ben due volte: di mattina e in via definitiva alle 17 quando i veicoli sono stati dirottati prima al Tronchetto e poi in terraferma, c'erano militari, vigili e poliziotti e, dopo le 19, squadre anti-terrorismo. In stazione di Santa Lucia, gli agenti non si notavano, tanti erano i viaggiatori in arrivo. Però c'erano e dalle 18, a campione, sono scattati anche controlli a borse e persone. Sul ponte delle Guglie una pattuglia di finanzieri faceva spola su e giù dal passaggio e i vigili erano spalmanti su tutta la città. Turisti e veneziani parevano non accorgersi dei controlli portati ai massimi livelli, d'altronde, fatto salvo i luoghi «clou» del Redentore dove c'erano transenne, uomini e donne in divisa ben visibili e grandi cartelli con la scritta «Exit» a indicare i percorsi da imboccare dopo la festa, nulla dava a pensare che tutte le centrali operative di forze dell'ordine, vigili del fuoco e Suem 118 fossero al lavoro, che a palazzo Ducale ci fosse una cabina di regia della festa e che in strada tra volontari della protezione civile, agenti e vigili si arrivasse ad un piccolo esercito di quasi 500 persone. Controllo sì, ma, appunto,sobrio. Il primo Redentore blindato della città non ha tuttavia spaventato giovani e famiglie e per tutto ieri muoversi a Venezia era praticamente impossibile. Vaporetti e bus pieni, parcheggi esauriti e calli e campi intasati. Un unico serpentone di persone, nel pomeriggio, univa la stazione di Santa Lucia a Rialto passando per Strada Nova e lungo le Mercerie verso San Marco. Una babele di lingue ed idiomi, look ed età. «Stiamo già andando in riva raccontava alle 16 un gruppo di ragazzi -, non abbiamo paura ma è giusto che i controlli siano aumentati». Elegantissima un'americana, a San Marco, già assaporava il gala al Danieli: «Mi sento molto sicura qui è tutto ben organizzato». Birra in mano un papà, con la bimba in passeggino, alle 19, scherzava: «Per le 20 quando scatta il divieto del vetro è bell'e finita». Tra le misure di sicurezza, il Comitato per l'ordine pubblico ha vietato l'uso di bottiglie e bicchieri in vetro (di solito banditi solo a Capodanno e Carnevale). I ristoranti e i bar hanno rispettato il divieto ma in riva, tra le tavolate, se ne sono intravisti diversi. Il piano di ieri aveva anche un secondo fine, il controllo dei flussi. Di recente, il Comune ha approvato la sua «road map» per la gestione del turismo con l'obbligo di prenotazione, dal 2018, per visitare San Marco. Ieri, steward con contapersone hanno conteggiato i passaggi sul ponte votivo e il Corila (associazione che unisce Cnr e atenei veneziani e di Padova) ha disposto telecamere e monitorato le celle dei telefoni per calcolare le presenze in centro storico.
Corriere della Sera
16 Luglio 2017
✓ Entità verificate
San Marco chiusa, il test di Venezia
GL
Gloria Bertasi
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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