Il sindaco di Taino: grave danno, sarà difficile investire in zona Varese. Una collina affacciata sul Lago Maggiore da quarant'anni nasconde nel bosco una gigantesca polveriera di 600 mila metri quadri: sono ottanta edifici divisi tra magazzini, depositi e piazzole, che un tempo ospitavano bombe e dinamite, o ancora casematte con alti muraglioni per le esplosioni controllate. Il Comune di Taino, 4 mila abitanti, nel 2002 la acquistò dalla Montedison, ultima proprietaria, per trasformarla in un centro turistico con un panorama mozzafiato: il lago, le isole, l'intera catena delle Alpi occidentali. Sembrava fatta, l'anno scorso, quando Taino aveva aperto un gruppo di lavoro con la Regione Lombardia per avviare l'iter e poi andare alla ricerca del miglior investitore. Ma la divisione regionale del ministero dei Beni culturali ha posto un vincolo pressoché totale sull'area, con il risultato che chiunque voglia investire e trasformare i magazzini delle bombe in centri benessere, villette o campi da tennis, dovrà prima chiedere il permesso ai tecnici della Sovrintendenza. Nulla di strano, in teoria, vi sono edifici con più di 70 anni, e lo prescrive la legge, ma ciò che ha stupito il sindaco Stefano Ghiringhelli è che il vincolo sia stato posto all'intera area presa in considerazione dal comune: «Anche ad alcuni ruderi coperti dalle sterpaglie e semidistrutti, o persino alle casematte. Ci aspettavamo qualche vincolo ma solo sui caseggiati di pregio continua il sindaco avevamo preparato delle schede precise per ognuno degli ottanta edifici che ritenevamo di interesse, ma in questo modo ogni investimento sarà scoraggiato, perché i tempi si allungheranno e le possibilità progettuali saranno limitate. Il risultato è che il comune rischia di ritrovarsi sul groppone la manutenzione dell'area, per tantissimi anni». La polveriera fu pagata 850 mila euro e ha un mutuo che peserà fino al 2035 sulle casse pubbliche. Per il municipio il decreto di vincolo «appare sproporzionato nella sua impostazione, rispetto alla condizione dello stato dei luoghi e finirebbe per limitare qualsiasi progettualità». Quello che non si capisce è perchè mai un comune dovrebbe conservare una polveriera semidiroccata come un bene artistico e culturale. La polveriera fu costruita nel 1914 da una ditta francese che si chiamava Davey Bickford Smith. Produsse nella sua storia micce, munizioni e proiettili di vario tipo. Attirava lavoratori e dirigenti da tutta Italia, che resero culturalmente progredito il paese. Chiuse nel 1972 e in quel luogo c'è anche parte della memoria storica del paese. Nel 1935 un terribile scoppio uccise 35 persone. Vi lavorarono fino a 2mila persone, tutto il paese in pratica. La gente a quella collina, chiamata Il Campaccio, è affezionata e l'area oggi è una giungla dal fascino sinistro. Il Comune ha già fatto ricorso al ministero dei Beni culturali, chiede che ci sia una revisione del vincolo e che sia limitato solo agli edifici conservati meglio e con un valore culturale.