VENEZIA - Spazi espositivi temporanei, nella migliore delle ipotesi. Altrimenti c'è l'abbandono. È sempre più difficile la situazione per le oltre 30 chiese veneziane "mappate" anche da una ricerca dello Iuav che non sono più utilizzate per il culto e che rischiano perciò di diventare "invisibili" anche per i patrimoni architettonici e artistici al loro interno. Un caso emblematico è quello della chiesa di San Barnaba, diventata da anni uno spazio espositivo permanente a pagamento per le "macchine" ricostruite di Leonardo da Vinci, rendendo di fatto non più fruibile la sua architettura e i preziosi dipinti di Veronese e Palma il Giovane che, tra gli altri, ospita.A corto di risorse per la manutenzione dei suoi edifici, anche la Curia negli ultimi anni si è gettata nel business espositivo, legato soprattutto alla Biennale Arti Visive, affittando a circa 10-15 mila euro al mese i suoi spazi; e così la chiesa di San Lio, piuttosto che quella di Sant'Antonin, la chiesetta di San Samuele e persino alcune sale del Museo Diocesano, si sono trasformate spesso per la Biennale in spazi espositivi, per non parlare della Basilica di San Giorgio Maggiore. Quest'anno anche la chiesa della Maddalena e quella di San Gallo, normalmente chiuse, entreranno in quel circuito. Le chiese non più utilizzate per il culto si avviano appunto all'abbandono, chiuse per anni senza che si intervenga più. È il caso della bellissima chiesa delle Terese, la cui proprietà si palleggiando da anni Curia e Comune, ma che intanto sta là, con i vetri rotti e sempre più degradata. O dell'ex chiesa di San Lorenzo, memore dei fasti del "Prometeo" di Nono, Cacciari e Vedova qui messo in scena, con una voragine nel pavimento dovuta agli scavi archeologici e mai colmata. Dovrebbe pensarci ora la Fondazione Thyssen-Bornemisza, che l'ha presa in gestione per nove anni dal Comune per farne un centro di arte contemporanea. Ma nulla più si sa, ad esempio, delle condizioni della chiesa di San Giovanni Novo, per un breve periodo sede del Museo Guidi, prima che il Comune decidesse di rifiutare la donazione degli eredi del pittore, e da allora irrimediabilmente vuota. Precarie sono anche le condizioni della chiesa di Santa Maria del Pianto, che il Comune voleva riservare per i funerali laici e che invece, dopo il no della Curia, è rimasta così com'è.A completare il quadro e a rendere tutto più difficile, la multiproprietà delle chiese veneziane. Parte di esse non appartengono più solo alla Curia, ma anche al Comune, all'Usl, ai privati. Di certo c'è solo il pessimo stato di conservazione di buona parte di esse. Don Gianmatteo Caputo, delegato patriarcale per i Beni culturali è intervenuto recentemente a questo proposito all'Assemblea dei Comitati privati per chiarire l'apertura fatta nella stessa occasione dal patriarca Francesco Moraglia al riuso delle chiese oggi non più utilizzate o che non hanno più funzioni di culto. Sono in tutto una decina le chiese su cui la Curia sta ragionando per riaprirle, con funzioni che però non tradiscano il senso dei luoghi, per progetti condivisi anche dal Patriarcato. La prima che dovrebbe essere riaperta già entro l'anno è quella di San Fantin. Grazie anche a un contributo della Regione sarà realizzato un nuovo sistema di illuminazione e un nuovo riscaldamento sotto un pavimento "flottante", installato e che consentirà alla chiesa di poter essere utilizzata per più funzioni. L'altro edificio su cui si interverrà è il Tempio Votivo del Lido, su cui è già partito il restauro finanziato anche dal Comune e che sarà così recuperato, dopo anni di chiusura, a un uso continuativo anche nella parte superiore.Ma sono diverse le chiese, come San Beneto e la chiesa della Maddalena, Sant'Aponal, lo Spirito Santo, su cui c'è l'impegno per una riapertura.