Sessantaquattro riproduzioni di dipinti del Caravaggio, più quattro copie di opere a lui attribuite. Tutte a colori. Tutte a grandezza naturale. Ferdinando Bologna, lo storico dell'arte più colto e originale della scuola di Longhi, docente che ha formato a Napoli generazioni di studiosi, ha gli occhi che brillano davanti alle due versioni accostate del «Giovane che suona il liuto», una allestita al Metropolitan di New York, l'altra europea dell'Ermitage di San Pietroburgo. «Questa tecnica di riproduzione digitale ad alta definizione ci restituisce quadri di perfezione mai raggiunta. Quasi un sostituto dell'originale che consente un esame in dettagli di solito inaccessibili». Bologna indica le maniche gonfie e ricamate dell'abito del giovane raffigurato da Caravaggio tra il 1595 e il '96: «Sono create anche grazie agli appoggi di luce, che entra e modella la figura. E qui si possono studiare particolari di chiaroscuro che negli originali, specie in quello americano molto sciupato, non è possibile cogliere se non con indagini che mettono il quadro a rischio». «Le riproduzioni - continua - per mesi dialogheranno con gli originali esposti a Capodimonte per la mostra "Bacco di Caravaggio". Ma non con la supposta terza redazione del "Suonatore di Liuto", attribuita al pittore lombardo da Mina Gregori e sir Denis Mahon, quella per me è una copia settecentesca», avverte. Bologna si avvicina alla "Canestra di frutta" (il cui originale è alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano), quasi un simbolo della rivoluzione che la pittura caravaggesca porta nella produzione stereotipa e sino ad allora di scarsa importanza delle nature morte. «Il digitale rivela fino in fondo il procedimento usato da Michelangelo da Merisi, talmente innovativo che lo ritroviamo nella storia della pittura solo con Picasso. Il quadro è dipinto in positivo, con zone lasciate libere; poi viene steso il fondo, seguendo le forme e realizzando parti del soggetto in negativo». Lo studioso non ha dubbi: «Il miglioramento degli strumenti porta alla situazione più desiderabile per la lettura dell'originale. Del resto, dall'invenzione della fotografia, almeno da un secolo e mezzo gli studiosi d'arte fanno progressi con la tecnologia».
Riproduzioni digitali di Caravaggio
Un'antica riproduzione a colori di "Il Giovane che suona il liuto" di Caravaggio è stata scoperta a New York. L'opera è stata esaminata da Ferdinando Bologna, un storico dell'arte. Bologna ha notato che la riproduzione è molto precisa e che può essere utilizzata per studiare particolari di chiaroscuro che non sono visibili negli originali. La riproduzione è stata creata utilizzando una tecnica di riproduzione digitale ad alta definizione. Bologna ha anche esaminato altre riproduzioni di opere di Caravaggio, tra cui "Canestra di frutta", che è stata scoperta a Milano.
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