Genova, sequestrati 21 quadri. Nogarin aveva chiesto la restituzione di 3 pezzi LIVORNO. Tre persone indagate, tra cui il curatore Rudy Chiappini, e ventuno opere sequestrate nell'ambito dell'inchiesta della procura di Genova sui presunti falsi esposti alla mostra su Modigliani ospitata a palazzo Ducale. I reati contestati sono falso di opere d'arte, truffa e ricettazione. Il risultato è stato la chiusura anticipata di tre giorni della mostra. L'inchiesta, diretta dal procuratore aggiunto Paolo D'Ovidio e il pm Michele Stagno (la Fondazione Palazzo Ducale è stata nominata custode giudiziale delle opere), è nata a seguito della denuncia di Carlo Pepi, uno dei massimi esperti toscani dell'artista livornese, relativa a 13 opere, di cui Pepi ha riconosciuto il presunto «plagio» sfogliando il catalogo. «Sono figure morte. Manca il volume tridimensionale. E poi il colore, i particolari, le braccia che non si sa da dove partono. Questo non può essere Modigliani. Un autore difficile, molto concettuale, interiore. Si può imitarne la forma ma non la sua anima. E io ho il dono di riconoscerla», dice Pepi. Le opere sequestrate sono la metà di quelle esposte a Genova e tra queste non vi rientrano le tre tele di proprietà del Comune di Livorno che, dopo il polverone dei presunti falsi, aveva richiesto subito che i quadri di sua proprietà facessero ritorno a casa. Ma l'ultima risposta, contraria, è giunta due giorni fa. «Ci è stato negato il "rimpatrio" dice il sindaco Filippo Nogarin E poi 24 ore dopo ecco cosa è successo. Con una lettera abbiamo reiterato la prima richiesta, uscita invece tramite mezzo stampa. Volevamo da subito tutelare l'immagine dell'artista livornese: non potevamo rischiare che i nostri quadri originali fossero accostati ai falsi. Modigliani ha già subito abbastanza». Da Genova arrivano la voce di Palazzo Ducale: «In conseguenza del procedimento in corso e indipendentemente dalle sue evoluzioni e da come si concluderà, Palazzo Ducale ha subito consistenti danni d'immagine e materiali (e rischia di subirne ulteriori) si legge in una nota e si configura esclusivamente come parte lesa. Non abbiamo organizzato direttamente la mostra, avendone commissionato la realizzazione e la selezione delle opere, a un partner di prestigio nazionale e internazionale come MondoMostre Skira con cui, da anni, abbiamo avviato una consolidata e importante collaborazione». Le opere sequestrate saranno sottoposte ora a rilievi scientifici. Verranno tra l'altro prelevati campioni di cui saranno analizzati i pigmenti per risalire alla datazione corretta dell'opera. Secondo quanto trapela da Palazzo di giustizia, anche l'esperta Isabella Quattrocchi, nominata dai pm, avrebbe sollevato forti dubbi circa la veridicità delle opere. In precedenza, una esperta incaricata dai carabinieri, Mariastella Margozzi, aveva già confermato la tesi di Pepi. «Ancora la giustizia funziona ha concluso Pepi Mi posso ritenere soddisfatto, meglio tardi che mai. La chiusura anticipata è un segnale importante».