Il nostro patrimonio culturale crea occupazione, rinvigorisce la nostra economia e preserva il nostro ecosistema ma deve essere adeguatamente valorizzato. Sono i temi dibattuti nel corso della prima Conferenza Nazionale dell'Impresa Culturale a L'Aquila I quartieri spagnoli di Napoli possono dare lavoro a 136 persone grazie alla valorizzazione del nostro patrimonio storico e artistico. Il mercato storico di Ballarò, a Palermo, può unire associazioni e cittadini nel creare un turismo di tipo territoriale. Un famoso teatro aquilano può diffondere la drammaturgia abruzzese in Italia grazie ad un progetto culturale ad hoc. Un Robin Hood , in versione barese, può coinvolgere oltre 1.000 bambini che, per problemi economici o sociali, sono normalmente esclusi dalla fruizione culturale della loro città. Sono i progetti vincitori del "Premio Cultura di Gestione edizione speciale per l'Impresa Culturale ". Premiati il 4 luglio a L'Aquila, sono enti no profit impegnati nella gestione dei beni e delle attività culturali, nella riorganizzazione dei servizi al cittadino e nella valorizzazione del territorio. Il concorso è stato promosso da Federculture, Agis, Alleanza Cooperative Italiane Turismo e Beni Culturali e Forum del Terzo Settore. Grazie all'impegno e alla creatività, in un contesto naturalistico suggestivo, tra il mare Adriatico ed i Monti Sibillini, nelle Marche, può nascere un ecomuseo . Una fondazione friulana può diventare un esempio di partenariato multilivello pubblico-privato. Un museo egizio , con 193 anni di storia alle spalle, può rinnovarsi e dialogare con la comunità scientifica internazionale. Un cinema storico nel centro di Perugia, chiuso dal 2000, può diventare un cinema di comunità. Il nostro patrimonio culturale è di certo un segno indelebile del nostro passato, ma deve essere preservato e soprattutto valorizzato per il futuro: crea occupazione, rinvigorisce la nostra economia e preserva il nostro ecosistema. Sono gli argomenti emersi nel corso della prima Conferenza Nazionale dell'Impresa Culturale di mercoledì 5 luglio, all'Auditorium Parco del Castello de L'Aquila. Secondo i dati della fondazione Symbola , il sistema produttivo culturale e creativo ha una fetta di mercato consistente. Ad oggi coinvolge 413.752 imprese con un milione e 495 mila occupati e crea un valore aggiunto complessivo di 89.9 miliardi di euro. Le ricchezze culturali italiane sono infatti numerose: 4.158 musei, 282 aree archeologiche, 536 monumenti, 13.800 biblioteche, 871 aree naturali protette e 2.500 siti Rete Natura 2000. «L'15 dei nostri concittadini -spiega Claudio Bocci, direttore di Federculture- non va a teatro, al cinema e non legge un libro. Le imprese culturali sono un ampio sistema e possono dare un messaggio di speranza. Si può fare buona impresa garantendo una pubblica fruizione». L'articolo 9 della nostra Costituzione non lascia spazio ad equivoci: "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". È una legge importante, che sottolinea la centralità e la connessione tra tutela ambientale e culturale. «Bisogna saper crescere insieme e cooperare aggiunge Giovanna Bardi, presidente di CoopCulture- anche se si occupano settori diversi. La sostenibilità deve essere culturale, ambientale, sociale ed economica». Un'impresa culturale innovativa e sostenibile crea, in sostanza, un "ecosistema" di servizi che contribuiscono alla creazione di un circolo virtuoso di sviluppo territoriale. Quest'ultimo dovrebbe essere equamente distribuito nel nostro stivale anche se, nella realtà, purtroppo non avviene. Il settore culturale rappresenta il 16,5 del nostro Pil ma solo il 9 dei siti crea la maggior fetta di questi introiti. Nel 2016 ha prodotto però l'1,8 in più rispetto al 2015, con una crescita dell'occupazione pari all' 1,5. Sono numeri importanti ma bisogna coniugare il concetto di impresa culturale con lo sviluppo imprenditoriale, soprattutto nel Mezzogiorno. «Il problema -spiega Santoni di Legambiente- sta nella creazione di un sistema culturale condiviso. L'accesso alla cultura si concentra nelle maggiori aree metropolitane mentre i piccoli centri scompaiono. Le imprese culturali devono dare accesso alla cultura in qualsiasi città». Le piccole realtà, dai borghi alle oasi naturalistiche, sono delle ricchezze enormi. L'Italia è composta da numerosi microcosmi affascinanti che, se non adeguatamente valorizzati, rischiano di rimanere dei perfetti sconosciuti. Da qui l'idea di istituire un tavolo permanente di partenariato tra aziende, associazioni e istituzioni con l'obiettivo di rendere strategico il patrimonio storico e artistico che abbiamo ereditato, perché ha un potenziale rilevante: valorizza e preserva il nostro territorio, crea introiti e soprattutto dà speranza occupazionale, che non è poco.
La Stampa
14 Luglio 2017
L'AQUILA-La cultura fa bene alla nostra economia (ma va gestita strategicamente)
AG
Agostina Delli Compagni
La Stampa
Artista / Persona
Bene culturale
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