architetto Egregio direttore, leggo sul Messaggero Veneto le ultime dichiarazioni sulla questione del palazzo "ex Upim"; dopo alcuni anni di schermaglie tra l'amministrazione comunale e l'impresa De Eccher sembra che siamo ancora "in alto mare". Tutto è davvero poco edificante: imprenditori che pensano di poter imporre le loro scelte alla città; un'amministrazione che si arrocca nel "burocratese"; la Soprintendenza che interpreta il ruolo di unico censore; la Commissione edilizia che, esautorata, si autoscioglie; l'Ordine degli Architetti che interviene fuori tempo massimo; i colleghi architetti regolarmente "latitanti" nel dibattito; la società civile che resta "sonnecchiante e disinteressata"; i vari politici assenti dal dibattito, forse per non dover prendere posizioni; chi rinuncia alle proprie idee per "adattarsi" al sistema; i costruttori senza pareri in merito». «Ormai siamo abituati a tutto, niente ci turba. Eppure stiamo parlando di grandi volumi nel cuore della nostra città. Di un intervento in grado di incidere sia nello skyline e sia nel tessuto commerciale e residenziale e certi interventi, ancorché privati, quando sono particolarmente significativi, dovrebbero essere discussi e, possibilmente, condivisi».«Ricordo che subito dopo l'acquisto da parte dell'impresa De Eccher del palazzo, nell'occasione di un casuale incontro al bar Delser con l'architetto Gianna Malisani, all'epoca assessore comunale, convenni con lei che, questo intervento, avrebbe potuto significare molto per Udine. Da "sognatore" le avevo prospettato la soluzione di convincere l'impresa De Eccher e l'amministrazione comunale a sedersi intorno ad un tavolo e "concordare" il progetto nel rispetto dei reciproci interessi. Avevo proposto a Gianna di convincere Comune e impresa a predisporre assieme un concorso di progettazione con un buon premio (a carico dell'impresa) capace di attrarre i migliori progettisti d'Europa, con l'impegno però da parte dell'impresa e dell'amministrazione di riservare comunque per i professionisti locali lo sviluppo dei progetti esecutivi e la direzione dei lavori». «Il Comune e l'impresa dopo aver assieme concepito il bando di progettazione, avrebbero dovuto individuare una Commissione d'esame di qualità, rappresentativa sia delle competenze locali sia di simili esperienze già vissute in Europa; c'era spazio in commissione ovviamente per la De Eccher e per i suoi consulenti, per l'amministrazione, per la Soprintendenza, per l'Ordine degli Architetti ma avrebbe dovuto esserci lo spazio anche per progettisti di fama internazionale, per responsabili di procedimenti analoghi realizzati in Italia o in Europa, per un sociologo, per un filosofo... Insomma, una commissione multidisciplinare qualificata e "indipendente". Esempi simili all'estero ce ne sono e se ne possono vedere anche i risultati. Gianna Malisani, invece, con la sua innegabile simpatia ed educazione, mi liquidò frettolosamente considerandomi il "solito sognatore". Sono passati molti mesi: l'impresa ha congelato il capitale e ha investito, pare, già parecchio in progettazioni, l'amministrazione non ha ancora bonificato la zona e non ha ancora incassato oneri di costruzione; e a noi cittadini è rimasto solo il rudere da ammirare!».