La richiesta di Italia Nostra e altre associazioni. Lettera alla soprintendente Carpani «Una vicenda opaca». Così Italia Nostra, Venezia Cambia e il Comitato ambientalista Altro Lido definiscono in una lettera alla soprintendente Emanuela Carpani la controversa storia della torre piezometrica dell'acquedotto di Sant'Andrea, a piazzale Roma, manufatto realizzato nel 1914 a integrazione di un grande cisternone ottocentesco, in muratura a volte. Un elemento di archeologia industriale vincolato fino al 2015, quando - a fronte di una perizia prodotta ai tecnici del vicino garage San Marco, che ha acquisito da Veritas i terreni per ampliarsi - la torre venne dichiarata a rischio cedimento. La soprintendenza prese atto della relazione, tolse il vincolo e il progetto di ampliamento del garage - pur tra ricorsi e controricorsi al Tar - ha completato il suo iter ed è ormai prossimo all'apertura del cantiere. Così si avvicina l'ora dell'abbattimento della torre e gli ambientalisti giocano l'ultima carta, chiedendo alla soprintendenza di ripristinare il vincolo sulla struttura che «denota una grande qualità ingegneristica ed architettonica, coerente con le tecniche di utilizzo del cemento armato più avanzate dell'epoca e in linea con lo stile Liberty». A detta dei comitati, delle due l'una: o la torre era veramente cadente e allora doveva essere già abbattuta da tempo, oppure non lo è, dal momento che l'area ai suoi piedi è ancora costantemente adibita a parcheggio. E se non lo è, va vincolata, come già chiesto nella missiva di due anni fa, rimasta però senza risposta: «Una non giustificata opacità sulla vicenda», osserva Marco Zanetti, «chiediamo quindi un riscontro circostanziato, come prevede il decreto legge 1952005 sull'informazione ambientale». (r.d.r.)