"Nerone" chiude. Il kolossal musicale bilingue che doveva attrarre per mesi turisti da tutto il mondo non si replicherà fino al 7 agosto perché nessuno, o quasi, lo andava a vedere. Dopo la prima, affollata di vip, la platea da 3000 posti restava inesorabilmente vuota. Gli artisti restano senza paga. In piedi resta il baraccone che speriamo sia tolto rapidamente di mezzo, con l'impegno solerte di quanti con sciagurata imprevidenza ne hanno autorizzato la messa in opera, il Ministero dei Beni culturali, o lo hanno parzialmente finanziato, la Regione Lazio, che attraverso la sua partecipata Innova ha messo a disposizione del progetto nientemeno che un milione di euro. Quando si tratta di innovazione e di start up, come è noto, la Regione Lazio non si tira indietro. Ma sarebbe sbagliato limitarsi a trattare la cosa come una delle tante speculazioni sbagliate. Nerone è il figlio legittimo di una stagione politica che ha messo il culto dell'evento e del business al di sopra della conservazione e della valorizzazione della densità culturale e storica del nostro patrimonio culturale. Sull'edizione cartacea odierna de Il Fatto Quotidiano, Salvatore Settis ci spiega a quali abusi, a quali sfregi del nostro patrimonio culturale e delle stesso nostro diritto di godere della città come cittadini e come turisti porti l'uso sempre più frequente delle nostre piazze come "location" per eventi spettacolari o addirittura per promozioni mercantili. I cittadini vedono invaso lo spazio in cui si incontrano per parlare e pensare camminando; i turisti, venuti da qualche parte del mondo per ammirare la bellezza di una piazza, la trovano invasa da palchi e cartelloni che spesso durano molto più dell'evento per cui sono stati installati. Con Nerone sono i luoghi simbolo del nostro patrimonio ad essere degradati a "location". Non c'è da stupirsi dell'autorizzazione ministeriale, visto che nel Ministero sta trovando spazio l'idea di pavimentare il Colosseo per renderlo appunto una "location" per eventi, come era una volta, come era appunto ai tempi di Nerone. C'è da augurarsi che il fallimento del mega musical faccia rinsavire chi decide e programma l'uso del nostro patrimonio paesistico e culturale. I turisti che vengono a Roma e nelle nostre città d'arte non sono una manica di imbecilli. Vogliono vedere il Colosseo e il Palatino, come sono e ripensare a com'erano, perdersi magari nelle nostre strade e nelle nostre piazze, trovare lì i segni del nostro passato e della nostra identità, e non farsi intruppare per assistere ad un musical. E il senso della nostra storia e del nostro passato è essenziale a noi cittadini per dare un senso al nostro presente, se vogliamo evitare di ridurlo ad una parentesi fra un passato folclorizzato e un futuro vuoto, in cui l'innovazione è un valore neutro, da promuovere a prescindere dai contenuti. Come ci pare abbia fatto Innova, mettendo a disposizione di Nerone un milione di euro. Archeologi, storici dell'arte sono speso accusati dagli innovatori di rivangare il passato. Credo che quelli da cui dobbiamo guardarci oggi sono i sempre più ripetitivi e stanchi rivangatori del futuro.
The Huffington Post
12 Luglio 2017
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Andrea Ranieri
The Huffington Post
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