Lazio Innova ha avviato una verifica su Divo Nerone, anche se sarebbe stata molto più utile se preventiva: dovevano farla prima di imbarcarsi in una operazione discutibile fin dall'inizio Lazio Innova ha dunque avviato una verifica su Divo Nerone, l'opera rock rappresentata per pochi giorni in un ecomostro collocato sul Palatino che ha finanziato con un milione e 50 mila euro. Meglio tardi che mai. Anche se la verifica in questione sarebbe stata molto più utile se preventiva. Quelli di Lazio Innova dovevano farla prima di imbarcarsi in una operazione discutibile fin dall'inizio mettendo pure nella barca, dettaglio non trascurabile, una discreta quantità di soldi pubblici. I fondi europei. Perché va sempre ricordato che i fondi europei, con i quali la società controllata all'80,5 per cento dalla Regione Lazio presieduta da Nicola Zingaretti precisa di aver finanziato l'iniziativa, non sono soldi di nessuno. Sono anch'essi denari dei contribuenti. Soprattutto per questo è necessario che la verifica sia seria e trasparente. Ci devono spiegare come si sono svolti i fatti, e quali sono state le ragioni vere che hanno indotto una società pubblica a mettere dei soldi pubblici in una iniziativa privata nella quale il contributo del proponente (privato) era costituito pressoché esclusivamente dal valore attribuito con una perizia a uno spettacolo mai rappresentato. Il flop degli incassi. Né ci convincono le spiegazioni finora fornite dai vertici della società, a cominciare dalla presunta "qualità progettuale" del Divo Nerone, per continuare con le "potenzialità commerciali", e finire con l'"innovatività del progetto per i servizi multimediali di realtà virtuale correlati alla storia di Nerone". Quello che abbiamo raccontato ieri, dal clamoroso flop degli incassi, agli artisti non pagati per uno spettacolo bloccato anche dalla carenza di alcuni permessi, dice tutto. L'ecomostro. Quanto al fatto che lo spettacolo stesso avesse un'autorizzazione ad essere rappresentato sul Palatino, che Lazio Innova cita fra i punti di forza che l'hanno convinta a finanziare una società non esattamente sconosciuta in ambienti politici (è stata a lungo fornitrice di servizi a Forza Italia e ha fra i soci l'ex leader dei giovani del partito di Berlusconi), bastava un'occhiata all'ecomostro progettato per ospitare l'opera rock per immaginare ciò a cui si sarebbe andati incontro. Le responsabilità. Se poi nessuno quell'occhiata l'ha data, e temiamo che sia andata proprio così, ha commesso un grave errore. Paragonabile a quello di chi ha dato copertura a questa operazione, e di chi infine l'ha autorizzata. Devono spiegare tutto, per filo e per segno. E assumersi ciascuno le proprie responsabilità, perché una cosa è certa: questa storia non può finire come tante altre, a tarallucci e vino.