Nicola Oddati (Scabec): «Aprire un dialogo con il mondo dell'arte e degli spettacoli» In che tempi ci troviamo? In quelli della post-cultura o è ancora possibile costruire attraverso la cultura, la conoscenza e la ricerca un processo di nuova civiltà? E poi ancora quali politiche culturali? Qualche giorno fa l'associazione Left Wing ha chiamato a raccolta un po' di professionisti del settore, professori universitari, editori per discuterne. Quel che è venuto fuori è una sorta di manifesto del laboratorio Campania. Dieci idee da discutere. Ma un buon punto di partenza c'è. «La riforma Franceschini va nella direzione giusta: risorse per produrre economia. Da un lato abbiamo i risultati importanti dei musei pieni», spiega Nicola Oddati, componente del consiglio di amministrazione della Scabec, la società regionale dei Beni culturali. La sensazione è che però si tratti sempre di risultati temporanei, non di un cambio strutturale. «Ed è questo il nodo. Dobbiamo partire dalle cause felici e trasformare una congiuntura fortunata in una fase che può riportare l'Italia e la Campania al centro del mondo. Ma per fare tutto ciò, la filiera della conoscenza è parte integrante». Ma le statistiche sono impietose con le nostre università, sempre fanalino di coda. «Vero anche questo. Ma partiamo da ciò che possiamo immediatamente mettere in campo. Il compito della valorizzazione è dello Stato e delle Regioni. Le sinergie sono fondamentali. Primi embrioni ci sono già. Penso alle partnership tra Pompei e il Madre: il connubio tra contemporaneità e passato è un giusto modo di procedere. O penso alla necessità che i vari eventi, dal festival di Ravello a quello della letteratura di Salerno siano messi in rete». Altra questione: si può parlare di industria culturale? «Si deve parlare di industria culturale, ma non ci siamo ancora. Un tema fondamentale è stato lanciato da Angelo Curti di Teatri uniti. Come fare in modo che Napoli e la Campania non siano solo un set cinematografico ma un luogo dove nascono produzioni». Che idea si è fatto? «La legge sul cinema varata dalla Regione è importante. Un primo passo ma bisogna creare un sistema di incentivi per le imprese. Bisogna varare una misura specifica seguendo la filiera dei distretti, strumenti a sostegno delle imprese culturali efficaci. Anche perché intorno al cinema e al teatro c'è una filiera molto interessante e qualificata». Cioé il Sud non deve diventare solo un grande villaggio turistico. «Il turismo è importante ma non esaurisce tutto. L'obiettivo principale deve essere creare occasioni di lavoro endogeno, ma serve cultura in senso generale anche per il turismo. Il turismo mordi e fuggi è più un costo che un beneficio». Volete lanciare un manifesto. «Il percorso è questo: proseguire gli incontri per filiera. Aprire un dialogo col mondo dell'arte, del cinema, del teatro e far partire dalla Campania, che è un laboratorio interessante, un ragionamento sulla cultura».