Invito a dedurre per l'ex soprintendente Spinosa, il manager Savarese, Mondadori Electa e Civita Napoli. C'era una convenzione prevista dal ministero dei Beni Culturali che affondava le radici nel passato, addirittura nel 1997. Il testo è molto semplice, lineare: una parte dei soldi incassati dalle vendite dei biglietti per mostre e musei dovevano «tornare indietro», investiti in attività di promozione culturale. Era un modo per poter pubblicizzare i musei stessi e le opere che venivano messe in mostra. La quota da reinvestire arrivava fino al 30 per cento, mentre il 15 per cento, al massimo, andava a chi vendeva quei biglietti e il resto al museo. Ma tutto ciò in Campania e in particolare a Napoli non sarebbe avvenuto nel corso degli ultimi anni, ovvero dal 2000 al 2008. Ieri la Corte dei Conti della Campania, dopo una indagine del pm contabile Francesco Vitiello, delegata alla Guardia di Finanza, ha notificato quattro inviti a dedurre per un danno erariale, dovuti a mancati introiti, di oltre otto milioni di euro: un milione per ogni anno. L'indagine ruota attorno a Nicola Spinosa, ex Soprintendente ai Beni culturali: «Primo responsabile del danno erariale». Oltre a lui c'è Guido Savarese, amministratore delegato delle aziende che si occupavano della riscossione, e due società che hanno ottenuto la concessione per la vendita di biglietti, ovvero la Mondadori Electa e l'associazione Civita. Nel mirino gli incassi milionari del museo Villa Pignatelli, Museo di Capodimonte, la certosa di San Martino e la certosa di San Giacomo a Capri. «Il mancato investimento nella promozione e nella programmazione di eventi da parte del concessionario, che si traduce in una mancata entrata per il polo museale, costituisce pregiudizio per lo Stato e soprattutto in danno del Mibact», scrive il pm contabile. E il danno è da quantificarsi in complessivi 8 milioni e messo perché era stato stabilito che le società ogni anno avrebbero dovuto versare un milione. Da quanto accertato dalle indagini Spinosa, che aveva il dovere di controllare che gli importi fossero versati dalle concessionarie, non avrebbe fatto quanto previsto dalla legge. «La responsabilità che riveste natura amministrativa scrive la Corte dei Conti discendente dalle condotte commissive ed omissive tenute da Nicola Spinosa è grave». Tutto ciò sarebbe da «elevarsi a vero e proprio illecito realizzato con dolo». Dalle indagini sarebbe emerso che il dirigente «violando le norme previste dalla normativa di settore in materia di concessione di servizi inerenti ai beni culturali e di tutela degli stessi ha determinato danno economico alle pubbliche finanze». Dunque la violazione delle regole, «è avvenuta con intenzionalità e preordinazione, ovvero con animus nocendi , disattendendo volontariamente precisi doveri di servizio e provocando un ingiusto vantaggio contra legem al concessionario, in danno dell'interesse pubblico». Intanto la Corte dei Conti continua le indagini anche su Bagnolifutura. Non solo le attività della Giunta di Rosa Russo Iervolino e di Luigi de Magistris, ma anche le delibere di Antonio Bassolino e Luigi Cesaro, quando erano rispettivamente presidente della Regione Campania e presidente della Provincia di Napoli. Questo perché avevano quote di partecipazione nell'azienda pubblica fallita miseramente nel 2014 con un buco da 200 milioni.