Portata alla luce un'imbarcazione di ottomila anni fa: era nei fondali del lago di Bracciano II lago di Bracciano ci restituisce un altro tesoro archeologico: una piroga di ottomila anni fa, spezzata in due tronconi ma preservata quasi intatta dalla coltre di limo che la ricopriva. La scoperta è stata compiuta qualche giorno fa dalla squadra di ricercatori subacquei guidata dalla direttrice del museo Pigorini Maria Antonietta Fugazzola, nel corso della ciclica campagna estiva di scavi iniziata oltre quindici anni fa che sta scandagliando l'area del villaggio neolitico riemerso in località la Marmotta alla periferia durante i lavori per la posa d'un acquedotto. La barca recuperata a una profondità di circa 10 metri e portata a riva è lunga circa dieci metri e larga oltre un metro. Poco più piccola della canoa identica trovata sul posto sei anni fa e ora esposta nell'atrio del museo Pigorini. Entrambe capaci di portare almeno una dozzina di persone e di reggere anche il mare aperto. Anche questa come l'altra è stata ricavata dal tronco di una grossa quercia, la prua rastremata per renderla più manovrabile. Ma è stata abbandonata prima di essere completata. «Un particolare che aumenta il valore del rinvenimento - spiega la dottoressa Fugazzola - perché ci consente di approfondire le tecniche di lavorazione di questa comunità che per oltre mezzo millennio dal 5800 a.C. ha abitato questo sito, uno dei centri più importanti e più avanzati di quella diffusa cultura dell'età della pietra che è la culla delle civiltà del Mediterraneo. Attorno abbiamo trovato e stiamo continuando a trovare, asce, raschiatoi e altri strumenti che testimoniano la storia e la tecnologia del cantiere». Conservata in una speciale vasca, e trattata con una soluzione di cera liquida a dosi sempre più forti per mantenere e preservare il legno, tra un paio d'anni la piroga sarà esposta in un grande laboratorio che il comune di Anguillara ha attrezzato nei pressi della stazione. E accanto saranno messi in mostra altri materiali che raccontano la straordinaria storia del villaggio La Marmotta. Come la preziosa statuina di pietra verde, rinvenuta sotto il focolare di una capanna, probabilmente adibita a santuario: una divinità materna, scolpita con tutti gli attributi della fertilità. Le schegge di os-sidiana e di altre pietre preziose, che proiettano questo villaggio lacustre al centro di una rete di scambi e commerci, che toccava luoghi lontanissimi come le isole Eolie e la zona delle Alpi. I resti di cibi, sementi, frutti selvatici, conservati dallo strato di fango: farro, orzo, frumento, lenticchie, piselli, more, fichi, ciliegie. Gli scheletri di cacciagione e animali domestici e da allevamento.