Con la voce di Zingaretti e le note di Fresu Pisani: «Lo abbiamo reso contemporaneo» Quel sommo artista itinerante e viaggiatore attento del Trecento che fu Giotto si sarebbe stupito, piacevolmente, già appena varcata la soglia della Scuola Grande della Misericordia: la croce rossa inclinata, alta 6,60 metri, ispirata dalla scena del Presepe di Greccio tratta dalle Storie di Francesco della Basilica superiore di Assisi è un calamita irresistibile, attrae gli sguardi per adagiarli subito dopo sul tulle, ruvido come un saio, posto alle sue spalle, ove fluttuano le immagini del film di Luciano Emmer Il Cantico delle Creature . Anche le nicchie parietali della navata al pianterreno di questo spazio architettonico classico, il secondo più grande della città lagunare dopo Palazzo Ducale (ultimato da Sansovino e affrescato da discepoli della scuola del Veronese), fanno da screen in mattoni dove le immagini in bianconero e nero di documentari dedicate al pittore di Vespignano, dell'Istituto Luce e restaurati dalla Cineteca di Bologna interagiscono con le colonne. La vera sorpresa, però, di Magister Giotto la si prova al primo piano. Guidati dalla voce intensa di Luca Zingaretti e accompagnati dalla tromba di Paolo Fresu, si entra davvero nell'anima dell'uomo Giotto e nello spirito della sua pittura, vivendo un'esperienza tra l'onirico, il tecnologico e l'evento di arte contemporanea. «La forza immersiva di questa mostra è incontenibile dice il direttore artistico Luca Mazzieri , grazie all'allestimento di Corrado Foglia e Raffaele Di Vaio e alla direzione esecutiva di Alessandra Costantini, abbiamo intessuto un percorso che lega il pubblico contemporaneo a questo grande magister del Trecento attraverso una miscellanea pacata e profonda di linguaggi che vanno dalle immagini, al cinema, dal teatro alla musica». Lo spettatore neofita e quello dotto imparano sin dalla prima sala intitolata La nascita del mito : un isocaedro di filtri in gelatina pende dal soffitto e riflette sul pavimento ferroso i colori quasi a farci mettere le mani nella pasta delle malte che Giotto creava; nel contempo Dante, Boccaccio, Vasari, Cennini ci raccontano la grandezza del fuoriclasse fiorentino mentre sugli schermi i frame rivelano dettagli impercettibili da un occhio umano. «Per la prima volta si coglie il sentimento profondo che anima la pittura di Giotto evidenzia il filologo Giuliano Pisani, co-curatore della mostra , quel suo realismo pittorico assai rispettoso del creato, si è arricchiti di un bagaglio di informazioni inedite». Queste news artistiche le vedi e anche le tocchi nella sala del Ciclo Francescano dove lungo il cammino visivo delle 28 formelle narranti il percorso religioso e di vita del poverello di Assisi, si può sfiorare la texture tratta da uno sfondo giottesco. Il viaggio virtuale insieme al Magister, passando per Roma, Rimini, Firenze, luoghi che disseminò di polittici e madonne, ci porta ai crocifissi del Tempio Malatestiano, di S. Maria Novella e del Museo degli Eremitani, riprodotti nelle dimensioni originali in una stanza a forma di mezzaluna in cui si coglie dal basso verso l'alto la portata iconografica rivoluzionaria di Giotto: dà l'addio all'arte bizantina cambiando l'anatomia, la posizione e il volto, assai più drammatico, del Cristo. C'è anche il modo di camminare sopra la mappa in linoleum della Firenze in cui Giotto ebbe un incarico da urbanista, il tempo di emozionarsi nella Cappella degli Scrovegni vista come non si potrà mai vedere. Per poi volare nello spazio con la sonda dell'Esa alla ricerca della cometa di Halley: Giotto è proprio spaziale .