Ha chiamato «Una piccola storia ignobile» il suo giallo ambientato in Città Alta. Ma Alessandro Perissinotto, 52 anni, docente all'Università di Torino, è innamorato del borgo dopo avere vissuto in via Gombito per quattro anni per il dottorato di ricerca e i corsi di Editoria multimediale all'ateneo. «Le Mura racconta fanno di Bergamo Alta una città-culla, danno un senso di protezione molto forte, e quando passavo da una delle Porte mi sentivo subito a casa. Ricordo il doppio aspetto delle Mura: quelle che guardano la città e quelle verso le montagne, molto importante per chi ama i monti come me. Il riconoscimento Unesco è un'etichetta di qualità che ne riconosce l'importanza». Molti si chiedono come monetizzare il prestigioso marchio sul mercato del turismo: «Ma già ora rispetto a una volta vedo molti più turisti. Forse Bergamo non è nell'immaginario degli stranieri al pari di altre città italiane, ma è un problema diffuso, viste le tante bellezze che abbiamo. Bergamo è una città per intenditori». Chi ha conosciuto le Mura e Città Alta finisce poi col raccontarle a chi non le ha mai viste: «A me è capitato spesso, con l'entusiasmo di chi ha amato profondamente, più che le bellezze architettoniche, il clima. Non quello delle domeniche affollate ma il fascino della serate invernali, di quando si sentono i passi sull'acciottolato e si avverte il profumo della legna che brucia. Un clima d'altri tempi e un fascino che altre città storiche non hanno, e questo anche grazie alle Mura».