Per una singolare combinazione astrale, ho appreso che l'Unesco ci ha concesso la sua benedizione proprio mentre passeggiavo sulle mura chiamiamole generosamen-te così di Buda, la graziosa parte alta di Budapest. Guardandomi attorno, ancora più astruso e inaccettabile mi è sembrato il ritardo con cui il Rotary mondiale della bellezza ci ha allungato un osso, neanche tutto nostro, sia ben chiaro, da dividere equamente nella muta dei questuanti, assieme a Peschiera, Palmanova e altre località più a est dell'Italia. Perché nessun erudito mi venga subito a spiegare che si riconosce il «sistema» delle fortificazioni veneziane, non una singola opera, dico subito che almeno su questo non ho bisogno di lezioni, perché seguo la questione dall'inizio. Mi è tutto ben chiaro. Sono comunque felice anch'io che in giro per il mondo cominceranno a incuriosirsi un po' di più per questa Città Alta, senza timori reverenziali una delle più belle creazioni umane di sempre. Ma mantengo intatto un sano risentimento per l'Unesco, che ci ha fatto penare e ce l'ha fatta cadere dall'alto, quasi una concessione generosa, quando invece sarebbero bastate quattro foto del Pepi Merisio e un nanosecondo di discussione. Altro che istruttorie, pratiche, relazioni: quelle vanno bene per un passo carrale, forse, non per dire che Città Alta è patrimonio dell'umanità. Da questo punto di vista, anche Gori e la sua folta comitiva a Cracovia anch'essi faranno bene a non aprire troppe ruote da pavone: non è merito loro se Bergamo Alta è tanto bella. È merito di Bergamo e di chi l'ha fatta. Il loro unico merito resterà quello di averci creduto, punto. Ma certo non la primogenitura: già i Bruni e i Tentorio avevano fatto il grosso del lavoro. Se mai, Gori e la sua comitiva continuano a tenersi addosso una colpa imperdonabile: quella immonda discarica a cielo aperto sotto lo spalto del Sarpi. Altro che Unesco, quella è da terra dei fuochi. Eppure da anni è lì, senza che nessuno muova un dito per rimettere le cose a posto. Questo ed altro ancora. La coccarda dell'Unesco per qualcuno è un punto di arrivo, magari in chiave elettorale, ma in realtà è solo un punto di partenza. Gente sveglia userebbe questa proclamazione per una grande operazione promozionale in giro per il mondo. Santo Cielo, finalmente potremmo andare con le carte in regola sui mercati di un turismo diverso. Finora ci siamo dedicati al turista del consumismo con i nostri impareggiabili Oriocenter, che fanno benissimo il loro mestiere. Adesso potremmo presentarci a visitatori un po' più profondi e consapevoli, offrendo un bellissimo outlet di storia, arte, cultura. Certo, se siamo svegli. Io non ho ancora capito se lo siamo.
Corriere della Sera
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Cristiano Gatti
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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