Quello che conta per Maria Balshaw, prima donna a dirigere il Tate network (Modern, Britain, Liverpool, St.Ives) dei musei, è far crescere il «ruolo sociale» del direttore di un museo, cominciando dal suo (l'insediamento ufficiale è di pochi giorni fa): «La mia sfida? essere capace di coinvolgere i giovani delle periferie londinesi come i turisti che arrivano da Seul, il pubblico più popolare e quello più sofisticato». Per questo, dopo la mostra sulla Queer British Art (l'arte omosessuale inglese dal 1861 al 1967) alla Tate Modern di Londra (un milione e 200 visitatori nel 2016), tocca ora a un'altra mostra «impegnata», Soul of a nation. Art in the age of Black Power , dedicata a vent'anni di arte afro-americana, dal 1963 al 1983. Un'eredità non semplice per Malshaw, 47 anni da Birmingham, una felicissima esperienza alla direzione della Whitworth e della Manchester Art Gallery e «una grande carica e un punto di vista più fresco» tra i suoi punti di forza dichiarati oltra a una grande passione con i social. La direttrice dovrà però fare i conti con i possibili effetti della Brexit, con finanzia-menti e sponsor e che succede a Neil Serota che, con l'apertura delle Turbine Hall ai lavori di Eliasson e Bourgeois, ha realmente avvicinato il pubblico al contemporaneo.