L'Italia da ieri vanta 53 beni considerati dall'Unesco pezzi di Patrimonio dell'Umanità. Un onore ma anche un onere in più. Qualsiasi leadership comporta onori (applausi, fama, prestigio) e oneri (impegno, lavoro, fatica). L'Italia da ieri vanta 53 beni considerati dall'Unesco pezzi di Patrimonio dell'Umanità. Conserviamo così un primato planetario: dopo il nostro Paese arriva la Cina, con 52 siti, primeggiamo ampiamente rispetto alla Germania (42), alla Spagna (46), alla Francia (43), alla Gran Bretagna (30), alla sterminata Russia (28). Siamo (ancora) il Paese col maggior numero di beni definitivi «culturali e paesaggistici» dall'organismo dell'Onu. Ma un simile record moltiplica la nostra responsabilità. L'Italia è dunque preziosa per la cultura diffusa del Pianeta: ma sta a questo nostro difficile Paese, cioè a noi tutti, non disperdere il tesoro. Venezia il 14 luglio 2016, con la risoluzione 40 COM 7B.52 nella 40 sessione a Istanbul, «avvertì» l'Italia: o si adottano politiche di salvaguardia, di protezione dal turismo cannibale (milioni di presenze incontrollate, navi attraccate a san Marco) o Venezia verrà depennata dalla lista. Una complessa trattativa (una lista di promesse e di impegni formulati dal sindaco Luigi Brugnaro) ha per ora, a febbraio, evitato il peggio: ma recenti foto confermano le preoccupazioni e gli allarmi. Enormi pericoli, lo sappiamo, corrono Firenze col suo centro storico strapieno a ogni ora, Roma assediata nei suoi mille tesori da carovane quotidiane di turisti impegnati nei bagni a Fontana di Trevi o in pic-nic a Trinità dei Monti. E sono solo tre casi tra i tanti citabili. I due ultimi riconoscimenti Unesco (le Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII e dieci antiche faggete) non possono anzi: non devono far pensare all'Italia che una simile supremazia sia scontata e perenne. Al contrario occorre cura, manutenzione costante, una legislazione efficiente, un'intesa costruttiva tra governo e comuni, insomma una cultura amministrativa che sappia difendere un Patrimonio che (attenzione!) è geograficamente italiano ma appartiene all'intera Umanità. Qualsiasi leadership comporta onori (applausi, fama, prestigio) e oneri (impegno, lavoro, fatica). L'Italia da ieri vanta 53 beni considerati dall'Unesco pezzi di Patrimonio dell'Umanità. Conserviamo così un primato planetario: dopo il nostro Paese arriva la Cina, con 52 siti, primeggiamo ampiamente rispetto alla Germania (42), alla Spagna (46), alla Francia (43), alla Gran Bretagna (30), alla sterminata Russia (28). Siamo (ancora) il Paese col maggior numero di beni definitivi «culturali e paesaggistici» dall'organismo dell'Onu. Ma un simile record moltiplica la nostra responsabilità. L'Italia è dunque preziosa per la cultura diffusa del Pianeta: ma sta a questo nostro difficile Paese, cioè a noi tutti, non disperdere il tesoro. Venezia il 14 luglio 2016, con la risoluzione 40 COM 7B.52 nella 40 sessione a Istanbul, «avvertì» l'Italia: o si adottano politiche di salvaguardia, di protezione dal turismo cannibale (milioni di presenze incontrollate, navi attraccate a san Marco) o Venezia verrà depennata dalla lista. Una complessa trattativa (una lista di promesse e di impegni formulati dal sindaco Luigi Brugnaro) ha per ora, a febbraio, evitato il peggio: ma recenti foto confermano le preoccupazioni e gli allarmi. Enormi pericoli, lo sappiamo, corrono Firenze col suo centro storico strapieno a ogni ora, Roma assediata nei suoi mille tesori da carovane quotidiane di turisti impegnati nei bagni a Fontana di Trevi o in pic-nic a Trinità dei Monti. E sono solo tre casi tra i tanti citabili. I due ultimi riconoscimenti Unesco (le Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII e dieci antiche faggete) non possono anzi: non devono far pensare all'Italia che una simile supremazia sia scontata e perenne. Al contrario occorre cura, manutenzione costante, una legislazione efficiente, un'intesa costruttiva tra governo e comuni, insomma una cultura amministrativa che sappia difendere un Patrimonio che (attenzione!) è geograficamente italiano ma appartiene all'intera Umanità.