STREET art, il salto nel futuro è rimasto lettera morta. Era l'inizio dell'autunno, ottobre 2016, che il Consiglio comunale approvava quello che era sembrato essere persino ai writers più in vista in città un regolamento rivoluzionario, avanzatissimo: la fine del proibizionismo in voga dall'era Cioni e il lancio di un sistema nuovo, 30 spazi liberi per i murales e i graffiti e anche spazi d'arte, dove il Comune con bandi ad hoc avrebbe permesso di realizzare grandi opere sul modello di quelle di Blu, Banksy, Keith Haring. Nove mesi e una cinquantina di riunioni dopo il tentativo di dare una cornice di legalità e decoro all'arte di strada si riscopre in stato di lento, lentissimo avanzamento. Le cinque o sei direzioni comunali coinvolte insieme ai vigili e ai 5 Quartieri nella fase esecutiva dell'operazione, da ottobre scorso si parlano e si scontrano, ipotizzano e poi frenano. Si è ormai perso il conto dei richiami e delle spinte arrivate agli uffici per concludere l'iter dall'assessore alle politiche giovanili Andrea Vannucci. E solo ora il primo traguardo sembra essere in vista: «Entro luglio dovremmo tornare in giunta con una nuova delibera per dare attuazione al regolamento», spiegano dagli uffici di Vannucci. Indecisione e litigi sull'elenco degli spazi e dubbi normativi rallentano le bombolette. E chissà se per la street art "bella dimenticata" ora è davvero arrivata l'ora della riscossa. Ambiziosa l'idea contenuta nel regolamento. Primo perché ha introdotto il riconoscimento culturale della street art. Poi perché ha individuato una procedura: "spazi liberi", pubblici o privati (previa autorizzazione), che potrebbero essere segnalati da appositi cartelli. Lavagne a cielo aperto che potrebbero essere ospitate su bandoni, recinzioni e muri che l'amministrazione comunale o i proprietari si impegnerebbero a rimbiancare. Ma ci saranno, dice pure il testo, anche "spazi d'arte": 3-4, aree dove l'esercizio della street art non sarà libero ma disciplinato da bandi. Gli artisti si dovranno candidare, mandare il bozzetto, poi sarà una commissione a valutare. E in questo caso murales o graffiti saranno fissi, segno di arte urbana. Come mai in nove mesi a questi bei principi Palazzo Vecchio non è riuscito a dare attuazione? In principio la difficoltà di individuare le aree, processo non ancora concluso e da cui per il momento è stata tolta l'area Unesco. Sono poi saltate fuori complicazioni legali: in caso di aree pubbliche da mettere a bando occorre rispettare le regole di sicurezza sui cantieri, prevedere sgravi per il suolo pubblico. Procedure non banali dal punto di vista burocratico. Una certa resistenza alle innovazioni e un pò di timore recondito da parte dei quartieri dell'effetto boomerang sull'opinione pubblica («Cosa diranno i residenti dei graffitari?») hanno fatto il resto. Ora Vannucci chiede uno sprint finale, al lavoro sul tema c'è pure il consigliere Pd per le politiche giovanili Cosimo Guccione. La delibera che potrebbe essere approvata in giunta prima dell'estate prevederà un tavolo misto tra 6-7 direzioni comunali per gestire la fase dei bandi e dei permessi, che potrebbe permettere il debutto dei primi graffiti liberi in autunno. Ma è solo una previsione ipotetica. Quali saranno i luoghi? Un elenco finale non c'è, solo bozze. Per l'arte libera: pannelli ad hoc alle Cascine, i sottopassi Cure, San Salvi e Alberti, un muro della Coop di piazza Leopoldo, una parete del Viper alle Piagge, i piloni del viadotto Marco Polo, scuole ancora top secret (gli uffici del Patrimonio non hanno dato l'ok). Tra i luoghi d'arte: la biblioteca di via delle Carra, un muro su lungarno Ferrucci, le pareti dell'Anconella.