VANTA un patrimonio storico e artistico tra i più importanti al mondo, ma è agli ultimi posti in Europa per qualità di servizi e opportunità legate a cultura, moda, design, innovazione, artigianato e cinema. A scattare una fotografia che suona come un atto d'accusa per Roma è la Commissione europea, che ha pubblicato il primo Rapporto sull'economia creativa e culturale, mettendo a confronto 168 città di grandi e medie dimensioni in Europa. Il quadro per la Città Eterna, patrimonio Unesco dal 1980, non è positivo: Roma è 74esima con un punteggio inferiore a 27, lontana dalle prime posizioni occupate da Parigi con 63 punti, seguita da Copenhagen ed Eindhoven. Va anche peggio nella classifica delle metropoli da oltre un milione di abitanti, dove la Capitale è solo 17esima su 21: peggio di lei solo città come Birmingham e Sofia. Lontani i primi posti di Parigi, Monaco, Praga e Milano, a cui seguono Bruxelles, Vienna, Londra, Berlino, Barcellona, Budapest, Amburgo, Lione, Madrid; Roma viene dopo Bucarest e Varsavia. In sostanza, non bastano Colosseo, Domus Aurea o Fori Imperiali: per crescere e generare business sostenibile dalla cultura, bisogna creare servizi e investire. Invece, in termini di occupazione e valore economico, Roma è 13esima con 33 punti, a metà tra la prima (Parigi con 80) e i fanalini di coda Marsiglia (22) e Birmingham (17). Ma le noti dolenti arrivano con le politiche su investimenti, opportunità e servizi, in particolare trasporti e burocrazia: in questo caso l'Ue mette Roma al 19esimo posto, con 21 punti, meglio solo di Sofia e Varsavia. L'Urbe è l'unica capitale a essere superata da città del suo stesso Paese, Bologna, Firenze e Milano, che con il quarto posto è considerata una delle capitali culturali e creative d'Europa. Le altre sono sparse in tutto il continente: oltre a quelle del nord Europa, la Commissione segnala Praga ai vertici del turismo culturale, Monaco per il suo distretto legato alla produzione di musica o Karlsruhe, città industriale nel cuore della Germania, per il polo tecnologico con 1.600 ingegneri impegnati a studiare come creare nuovi posti di lavoro con la cultura. In Italia, la Commissione cita tra i casi positivi Torino, Parma, Milano, ma di Roma scrive solo che «è diventata nel 2015 città Unesco per il cinema». Eppure con la cultura si mangia, e anche bene. Secondo il rapporto "Io sono Cultura", presentato da Symbola e Unioncamere, l'economia creativa in Italia vale 90 miliardi e occupa 1,5 milioni di lavoratori. Roma vanta, con tutto il Lazio, un volume di affari da 14 miliardi l'anno con 41mila imprese e 204mila occupati. Ma potrebbe fare molto di più. «Con il suo patrimonio, Roma dovrebbe essere ai primi posti in Europa spiega Gianpaolo Manzella consigliere regionale Pd e promotore della legge, all'esame in Consiglio, sull'economia creativa a Roma ma è indietro perché sconta problemi e assenza di una strategia di lungo termine». La città vanta Cinecittà e Auditorium, un parco archeologico tra i più importanti al mondo, un polo di start-up e artigiani digitali, ma non ha un piano di crescita condiviso tra enti locali e imprenditori. «Si rafforzino formazione e servizi conclude Manzella la Regione ha avviato laboratori per aiutare le start-up, ma Roma deve favorire investimenti e puntare sulla cultura».