«Il compito del ricercatore è non (sol)tanto la risoluzione di problemi, quanto una loro impostazione in forma corretta», scriveva Giovannangelo Camporeale nell'ultima edizione del volume Gli Etruschi (Utet), la sua opera più nota. In queste righe c'è l'idea che lo studioso, scomparso ieri, aveva della ricerca archeologica. Il suo impegno scientifico è stato rivolto soprattutto al mondo etrusco e italico ricollegandosi all'insegnamento di tre antichisti: Giacomo Devoto, Luisa Banti e Massimo Pallottino. Spesso specie negli ultimi anni lo studioso aveva gettato lo sguardo su tematiche legate alla storia della cultura. Nato a Molfetta nel 1933, la sua avventura scientifica ha avuto come sede privilegiata Firenze dove si era laureato e aveva insegnato sino al 2008. Accademico dei Lincei, era presidente dell'Istituto Nazionale di Studi Etruschi e vice presidente dell'Accademia "La Colombaria". Era, inoltre, Lucumone dell'Accademia Etrusca di Cortona, membro del Comitato scientifico del Museo Claudio Faina di Orvieto. Accanto all'elenco delle prestigiose cariche ricoperte, si deve ricordare lo studioso attento a quello che d'innovativo si muoveva nel dibattito archeologico. Lo testimoniano i pionieristici scavi nell'insediamento minerario etrusco dell'Accesa (Massa Marittima): segno di un'attenzione per il mondo del lavoro nell'antichità.