«Vogliamo che il Museo Egizio diventi un centro di eccellenza per gli studi di egittologia nel mondo». Il direttore Christian Greco usa una parola che si associa ancora poco ai musei italiani: "ricerca". «Si parla tanto di tutela e di valorizzazione», continua, «ma la ricerca? Perché non si destinano fondi per i progetti, per gli studi con cui il museo possa restare un organismo vivo?». Un primo, fondamentale passo a Torino è stato fatto ieri con l'insediamento del nuovo comitato scientifico presieduto da Marilina Betrò dell'Università di Pisa. Con lei e la presidente Evelina Christillin, a pochi passi dalle sale della mostra sull'avventura archeologica di Ernesto Schiaparelli, si sono riuniti i grandi nomi dell'egittologia: Diana Craig Patch del Metropolitan di New York, Susanne Bickel dell'Università di Basilea, Neal Spencer del British di Londra, Willeke Wendrich dell'Ucla di Los Angeles e, in collegamento, Friederike Seyfried del Neues di Berlino e Vincent Rondot del Louvre. Da loro nasceranno scambi «per generare sviluppo e conoscenza» spiega Greco. «Tra gli scopi del comitato scientifico c'è quello di reperire finanziamenti ». Uno dei progetti di ricerca è dedicato ai migranti. «Studiare l'immigrazione europea, capire i flussi nell'antichità e le loro conseguenze ci aiuta a comprendere l'oggi», dice Betrò. Dopo il restauro del 2015, Greco ha intenzione di riallestire la Galleria dei Re, spettacolare raccolta di sculture. «È scollata dal resto. Cede alla spettacolarizzazione facile. Questo è un museo archeologico con un allestimento scientifico», precisa. Il tema tiene banco nel nuovo comitato. Rigore o spettacolo? «Non bisogna rinunciare all'effetto uau, di sorpresa del pubblico», suggerisce Patch del Met. Greco vuole riportare la luce sulle statue, costruire uno scenario di realtà aumentata, aprire le finestre su piazza Carignano, dipingere di bianco le pareti. Costo: un milione e mezzo; 400 mila sono già bloccati. Si spera di realizzarlo entro il 2020. D. P.