Più ricerca, e più collaborazioni internazionali, perché un museo come l'Egizio ha nella sua ragion d'essere un orizzonte che va oltre la conservazione e l'esposizione dei suoi pur preziosissimi reperti (non solo a Torino ma in tutto il mondo), e un'ambizione crescente: quella, sono parole della presidente Evelina Christillin, di «diventare sempre più un centro riconosciuto sul piano internazionale per la ricerca». Ieri si è insediato il nuovo comitato scientifico, che ha «battezzato» questa linea su cui presidente e direttore stanno concentrando le forze. Presieduto da Marilina Betrò, docente di egittologia a Pisa, è composto da Diana Craigh Patch, del Metropolitan di New York, Susanne Bickel, docente all'Università di Basilea, Friederike Seyfried, direttrice della sezione egittologica del Neues Museum berlinese, Vincent Rondot, direttore del dipartimento antichità egizie del Louvre, Neal Spencer, curatore al British di Londra e Willeke Wendrich, della Ucla, già in città per dirigere la «summer school» organizzata dall'Egizio e dall'Università di California. «Oggi è stato il momento di condividere i progetti in corso e di cominciare a lavorare su nuove idee» ci dice il direttore Christian Greco. Gli fa eco la professoressa Betrò, sottolineando «l'importanza di partire insieme con programmi di ricerca». È una fase nuova, anche se il comitato scientifico precedente - presieduto dal professor Antonio Loprieno (Università di Basilea) - aveva già posto le basi per questa espansione. Molti i progetti in corso. Il più importante è quello che riguarda la digitalizzazione di 17 mila frammenti di papiri presenti al Museo, con testi scritti in demotico, greco, copto e persino arabo, per molti dei quali si deve ancora identificare il contesto. Si tratta prima di tutto di riordinarli. Una seconda fase consisterà nel cercare di comporre l'immenso puzzle, ricostruendo fin dove possibile i documenti da cui provengono. È come disporre di una smisurata enciclopedia egittologica ancora tutta da impaginare, un libro segreto che finalmente si svela. Entro l'anno debutterà inoltre (on-line) la RiMe, ovvero la Rivista del Museo Egizio. Si tratta di studi specialistici, spesso dedicati a aspetti poco noti o del tutto sconosciuti delle collezioni. Non è detto che per i semplici appassionati sia una lettura agevole, potrebbe essere anzi come scalare una piramide. Per gli esperti, un'esaltante benché faticosa passeggiata. Beati loro.