Lecco, viaggio nella villa dello scrittore lombardo: oscurato il panorama che ispirò "I promessi sposi". Solo otto sale visitabili, restauri bloccati da anni Quel ramo del lago di Como che ai tempi di Alessandro Manzoni volgeva a mezzogiorno e ora giace sepolto sotto una spessa coltre di indifferenza, ignoranza, cecità. Tra palazzi che ambirebbero a essere grattacieli come una Lecco che vorrebbe tanto imitare Milano e finestre vietate ai turisti per incuria e la necessità di occuparsi delle buche delle strade prima che di un'antica dimora. E' la storia di villa Manzoni, la casa dell'infanzia e dell'adolescenza, dei giochi e della vita libera in campagna dello scrittore lombardo, il luogo che gli rimase per sempre nel cuore e che non sempre con lo stesso trasporto è entrato nelle vite di milioni di ragazze e ragazzi obbligati a studiare a scuola i Promessi Sposi, il primo grande romanzo della lingua italiana. Per Manzoni fu innanzitutto una dichiarazione d'amore verso luoghi che non rivide mai più dopo aver deciso di vendere la casa. E che per sua fortuna non deve rivedere ora. «Scusi il panorama del ramo del lago di Como dov'è?», chiedono i turisti ai custodi di quella che oggi è una villa.-museo oppure agli addetti dell'ufficio informazioni della città. E' la prima domanda, la curiosità più forte per chiunque arrivi fin qui. Non sono pochi, 23.874 persone lo scorso anno, il 15 in più rispetto al 2014. Tante scuole e turismo della terza età ma anche famiglie, studiosi, semplici gitanti del vicino lago. A tutti viene data la stessa risposta: «Il panorama non si vede più da anni». Una parte è nascosta dietro grattacieli costruiti senza curarsi troppo di distruggere una cartolina d'arte stampata nella mente di milioni di persone. Il resto si è dissolto nel degrado di una villa che da più di venti anni avrebbe bisogno di una seria ristrutturazione e che da più di venti anni assiste a un susseguirsi di ministri, assessori, parole, e non molto di più. Nel 2014 pure la Regione Lombardia si è eclissata, cancellando il museo dal suo database e negando al museo il riconoscimento regionale. A livello nazionale l'unico intervento dal 1974 in poi, anno di nascita del ministero dei Beni Culturali, è stato un finanziamento di 452mila euro ricavato inserendo con una certa generosità la villa tra i percorsi dell'Expo 2015. Fondi destinati alla ristrutturazione ma a tre anni di distanza ancora non utilizzati. «E' uno scandalo. Il nostro è un museo civico, dipende dal comune di Lecco e l'Italia lo ha sempre considerato un edificio di dimensione locale non un simbolo nazionale. Persino trovare privati disposti a finanziare la ristrutturazione è un'impresa difficilissima per noi. La villa di Manzoni non interessa», spiega Mauro Rossetto, direttore del Sistema Museale Urbano Lucchese che comprende anche la villa. Nel frattempo i visitatori sfogano la loro delusione su Trip Advisor. «Onestamente Villa Manzoni avrebbe bisogno di diversi interventi di restauro e risanamento conservativo e poi andrebbe maggiormente valorizzata», scrive un turista quattro settimane fa. Oppure Claudia, sempre nello stesso periodo: «Non ci posso credere! Non ci hanno fatto entrare dall'ingresso principale, che avrebbe seriamente bisogno di un intervento conservativo». Tutto vero. Il portone principale è sbarrato. Sulla facciata crepe, graffiti, infissi divelti. I visitatori entrano dall'ingresso di servizio, che all'epoca di Manzoni erano le scuderie. Biglietto 4 euro: niente Bancomat o carte di credito ma tariffa ridotta come prevede il regolamento quando solo una parte del museo è accessibile. E a villa Manzoni le sale visitabili sono otto, le altre sono prive di agibilità o di impianti a norma, quindi chiuse. I divieti di accesso lungo il breve percorso di visita sono numerosi. Nella migliore delle ipotesi si tratta di fogli di carta con su scritto «Sala in restauro» attaccati alle porte. In alternativa ci sono anche piloncini da cantiere, scaffali in modesto compensato e persino sedie da ufficio a bloccare gli ingressi. «Il museo è vittima di oltre venti anni di noncuranza - spiega Simona Piazza, assessore alla Cultura del comune di Lecco - Per noi invece è molto importante, abbiamo deciso di investire tutto quello che possiamo». L'assessore elenca i futuri interventi circa 150mila euro per il consolidamento statico dell'edificio, un bando di 380mila euro finanziato da Cariplo per rinnovare arredi e percorsi e i soliti 452 mila euro promessi tre anni fa dal Mibact. Ma quando inizieranno i lavori? L'assessore allarga le braccia: «Attendiamo il via libera della Soprintendenza, hanno un sovraccarico di lavoro...»
La Stampa
7 Luglio 2017
LECCO-Addio "ramo del lago". La casa di Manzoni inghiottita dai palazzi
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Flavia Amabile
La Stampa
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