Il nuovo direttore Lorenzo Giusti lancia la sfida: «Il digitale integrerà le mostre con svolgimenti 2.0» Lorenzo Giusti, nominato all'unanimità nuovo direttore della Gamec per il triennio 2018 - 2020, è assente. Giustificato. È a Milano, in Triennale, per allestire la mostra di Fausto Melotti, che inaugurerà questa sera. «Sono dispiaciuto dice al telefono, mentre in sottofondo imperversano rumori metallici , ma non potevo lasciare la barca. È una questione di responsabilità e non di irresponsabilità verso la Gamec. Anzi. Sono entusiasta per la nuova prospettiva che mi attende». Aspettando Giusti, attuale direttore del MAN Museo d'arte della Provincia di Nuoro , «il protagonista oggi (ieri, ndr ) è Giacinto Di Pietrantonio», incalza Alberto Barcella, presidente dell'Associazione per la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, passandogli la parola. Dopo diciassette anni da direttore, considerati «un record», Di Pietrantonio sarà tra i consiglieri del Consiglio direttivo del museo. «Ha inizio una partenza parziale incalza con ironia l'attuale direttore, il cui mandato scadrà a gennaio . Ho visto questa offerta come una promozione, come successe a Giacinto Facchetti nell'Inter. Da controllato divento controllore». E, rivolgendosi agli amici del club Gamec, lancia l'appello: «È il vostro museo. Dovete continuare a stargli vicino per farlo crescere». Tra le capacità riconosciute a Di Pietrantonio da Barcella, dall'assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti e dal sindaco Giorgio Gori, la sua capacità nell'aver rilanciato la Gamec nello scenario internazionale dell'arte, puntando a innovazione e cambiamento. Tra i suoi lasciti a Giusti la mostra di Raffaello, che «inaugurerà a gennaio e prevede una sezione di artisti contemporanei continua l'attuale direttore , la mostra del Premio Bonaldi e quella in Gamec e in Carrara di Jan Fabre, che ripeterà l'esperienza del Louvre e dell'Ermitage». Quest'ultimo progetto espositivo sarà inaugurato nell'autunno 2018, o agli inizi del 2019, e coinciderà con «l'inaugurazione del progetto dell'Oratorio dei Morti della chiesa di San Lorenzo alla Boccola, che l'artista belga realizzerà ricoprendo la cappella con tessere di mosaico a foglia d'oro, come la chiesa di San Marco a Venezia. E donerà l'opera a Bergamo». Ma torniamo a Lorenzo Giusti. Dice d'aver conosciuto Bergamo nel 1998 visitando con il suo professore Miklós Boskovits la mostra di Lorenzo Lotto, «tra le più belle esperienze vissute. Alla visita in museo si integrava anche quella in altri luoghi e chiese cittadine». Selezionato tra una rosa di cinque candidati, tra 38 domande pervenute al bando, Giusti pensa alla Gamec come a «una galleria specifica, ossia caratterizzata da una identità definita, integrata con il contesto circostante, e digitale». Tra i promotori di una piattaforma di ricerca sui musei del XXI secolo nell'era «post-digital», che presenterà a novembre a Torino, afferma: «I processi digitali fanno parte del nostro reale e coinvolgo anche un museo. Quando si concepisce una mostra si deve integrare anche con il digitale, che deve favorire la visita, fornendo informazioni e approfondimenti ulteriori legati al contesto delle opere esposte. È una sfida sulla quale tenere orecchie e occhi aperti». Ancora prematuro fornire i dettagli delle linee di mandato, «devo insediarmi e capire gli spazi museali», dice, ma anticipa: «La Gamec si è distinta per la sperimentazione del contemporaneo, che manterrò e svilupperò. Porterò avanti una linea concentrata su autori e movimenti del secolo scorso che hanno influenzato il contemporaneo. È uno sguardo retrospettivo per capire il linguaggio dei nostri tempi». Intento in sintonia con quanto affermato dall'assessore Ghisalberti: «Giusti è stato scelto per il suo interesse riguardo al rapporto tra avanguardie del Novecento e contemporaneo, all'attenzione per temi ambientali e all'animazione». Ad attenderlo anche un'altra sfida: la nuova sede Gamec, che sarà trasferita al Palazzetto dello Sport. «Lavorare per connotare un nuovo spazio con nuove forme d'arte e portare avanti una significativa politica delle donazioni conclude il futuro direttore è una prospettiva interessante e una sfida avvincente».