L'intervento di Anish Kapoor alla Pinacoteca Martinengo potrebbe ancora andare in porto. Dopo telefonate al vetriolo e minaccia di dimissioni (ritirate) oggi il presidente di Fbm Massimo Minini sarà a Londra dall'artista. Il sindaco è stato chiaro: «Sì a Kapoor, ma vogliamo sapere costi della realizzazione e tempi». Cronisti impiccioni gentilmente invitati a girare alla larga e brocche dell'acqua che quasi tremavano per le urla, nell'ufficio del sindaco ieri hanno parlato di tappezzeria: le stoffe rosse e grigie che Anish Kapoor ha disegnato per le pareti della Pinacoteca. Telefonate al vetriolo, musi, scene isteriche e minacce di dimissioni (ritirate): dopo i virgolettati del presidente di Brescia Musei al Corriere della Sera , il progetto dell'arti-star angloindiana, già inoltrato alla Soprintendenza (deve ancora esprimere un parere), potrebbe finire nel cestino. Oggi, Massimo Minini sarà a Londra, nello studio di Kapoor: Del Bono gli ha detto di tornare con informazioni precise su costi e tempi dell'allestimento. Se dovesse far posticipare l'apertura della Pinacoteca, prevista a febbraio 2018, anche solo di un'ora, o sforare sul budget, l'artista di Bombay sarà scarificato. Cappotto sciancrato e i suoi lavori carnali e viscerali alle pareti, alla vernice della sua mostra nella galleria di Minini, il semi-dio dell'arte contemporanea aveva detto che quello per la Pinacoteca era un progetto very slow, molto lento. E gratis: il suo personalissimo regalo alla città. Assegni, piaceri o transazioni sul suo concorrente: zero. Tra la fondazione, Kapoor, la Loggia (che è il committente) e il presidente-gallerista non ci saranno rapporti economici, «alla faccia del conflitto di interessi» (Minini dixit). Il progetto dell'arti-star sembrava scontato: «Credo avrà un'eco anche maggiore di Paladino. È la prima volta in assoluto che si chiede a un artista contemporaneo di studiare soluzioni per una Pinacoteca storica» (di nuovo: Minini). Ma nell'intervista, il presidente di Brescia Musei è tornato sull'interrogazione che l'opposizione ha messo all'ordine del giorno dell'ultimo consiglio comunale: la richiesta di scuse e dimissioni per pensieri, parole e post scritti su Facebook («perle ai porci», cit) e il presunto conflitto d'interessi con Mimmo Paladino (non è un artista della sua galleria). Il sindaco non vuole alimentare inutilmente il Minini-gate: il progetto di Kapoor non può avere sbavature. Per questo, la riunione di ieri, che avrebbe dovuto dare l'autorizzazione definitiva a procedere, è finita con la richiesta di fissare costi e tempi dell'allestimento. In mattinata, l'idea di dover rispondere «no, grazie», a Kapoor, artista corteggiatissimo dai musei di tutto il mondo, avrebbe indotto il presidente Minini a minacciare le dimissioni: al momento, la questione è sospesa.