Nardella: difficile limitare l'ingresso dei turisti in centro, ma cercheremo di portarli fuori I veneziani scendono in piazza contro i turisti. Migliaia di residenti manifestano al grido «io non vado via», contro l'invasione che trasforma gli appartamenti in bed breakfast, i negozi essenziali per gli abitanti in esposizioni di paccottiglia, e che fa impennare i prezzi. Firenze non è (ancora) Venezia, ma quel che sta accadendo nei 5 chilometri quadrati del centro Unesco ricorda da vicino le dinamiche del capoluogo veneto. Come evitare, quindi, che anche i fiorentini si trovino costretti a fare muro contro muro contro un turismo che, se ben governato, resta una grande opportunità? L'assalto Il dibattito è iniziato (segno che la portata del problema è stata compresa), qualche idea c'è già, i risultati no. I numeri del turismo parlano di un'impennata negli ultimi 10 anni. I pernottamenti sono aumentati di quasi 2 milioni e mezzo di unità: se nel 2006 erano stati poco meno di 7 milioni e 100 mila, nel 2016 hanno superato i 9 milioni e 400 mila. I musei riflettono queste tendenze: 18 mila i biglietti staccati agli Uffizi nel ponte del Primo Maggio, 14 mila a Boboli. Proprio ieri, il sindaco Dario Nardella ha lanciato l'idea di applicare ai biglietti gli algoritmi delle compagnie aeree: aumentare i prezzi nelle ore e nei giorni di boom e abbassarli nei momenti vuoti. Ma il mantra di Palazzo Vecchio è «decentrare» non limitare come vorrebbero fare a Venezia: «Firenze è molto diversa: qua diventa difficile vietare il transito alle persone in certe aree pubbliche del centro, rischieremmo di far confusione tra lavoratori, residenti, visitatori». E allora il Comune pensa a biglietti agevolati per sostenere i musei minori e fuori dal centro e a un servizio navetta di Ataf per portare i turisti al Piazzale, a San Miniato al Monte, villa Bardini e al Forte Belvedere. Partirà nelle prossime settimane e durerà fino alla fine dell'estate. I residenti Per i residenti, il problema della pressione turistica si traduce anzitutto nella trasformazione del commercio. Spariscono le botteghe e il centro si trasforma in un mangificio. I dati della Camera di commercio sulle licenze (che fotografano quante e quali tipi di attività siano state aperte e chiuse in centro dal 2009 al 2017) parlano chiaro: 807 ristoranti aperti a fronte di 241 chiusi; 444 bar aperti contro 183 chiusi; 246 negozi di calzature e pelle aperti contro 119 chiusi. Al contrario il centro ha perso 20 tra edicole e cartolerie, e il saldo negativo (-8) c'è anche per i negozi di prodotti tessili. Stesse tendenze nel settore della (piccola) industria: addio a 20 aziende di fabbricazione mobili, a 7 industrie del legno e a 13 del settore metalli. «Salvare Firenze è prioritario. La libertà d'impresa viene dopo», ha detto al Corriere Fiorentino il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi. Confesercenti ha lanciato una sua ricetta, anche a costo di limitare gli incassi dei propri associati: il punto chiave è la richiesta di reinvestire tutti i proventi della tassa di soggiorno a sostegno delle botteghe. Per i residenti mancano anche i posti auto: ad oggi, secondo Confesercenti, nella Ztl ci sono 6 mila parcheggi a fronte di 18 mila permessi. Eppure negli ultimi anni (il caso eclatante è piazza del Carmine) gli spazi per i residenti si sono ridotti. Il turismo preme, i fiorentini se ne vanno dal centro. A farlo sono 800 residenti all'anno. La rendita Ma se il turismo preme, i fiorentini ne approfittano. Firenze è la seconda città d'Europa, dopo Parigi, per numero di Airbnb rispetto alla popolazione (il dato riguarda solo gli appartamenti convenzionati con quello specifico sito web, comunque il più popolare). L'impennata è impressionante: erano 1.500 nel 2013, sono 8.400 oggi. E la distribuzione non è omogenea: sono quasi tutti concentrati nell'area Unesco (quasi 6.000), dove una casa su sei è destinata ai turisti. Nel 2016, in centro sono aumentate del 20 per cento le compravendite di immobili rispetto al 2015: i fiorentini comprano per affittare. Firenze non è (ancora) Venezia. Nel capoluogo veneto le presenze (o meglio, il totale delle notti pernottate) hanno sfondato il muro dei 10 milioni all'anno a fronte dei 51 mila abitanti delle isole del centro. Firenze è «ferma» a 9 milioni e 400 mila, con 67 mila residenti nell'area Unesco. Non sarà Venezia, dove la maggior parte dei turisti non si ferma neppure una notte, ma senza una scossa rischia di raggiungerla presto.