Nelle parole del Procuratore Zingale, luci e ombre nella gestione del patrimonio artistico. PALERMO - "Una gestione dei siti e dei parchi archeologici al limite del collasso". La fotografia scattata dalla Corte dei conti ai Beni culturali siciliani è impietosa. E la requisitoria del Procuratore generale d'Appello, Pino Zingale, mette in luce una delle più grande contraddizioni dell'Isola. "La Procura generale, - ha detto - anche al fine di dare consapevole risposta ad alcune anomalie rilevate dai media, ha posto la propria attenzione sulla gestione di quello che è il vero 'oro nero' della nostra Isola: il patrimonio artistico e archeologico della Regione che costituisce il 25 di quello italiano, il quale è, a sua volta, il 50 di quello mondiale". Un patrimonio non sfruttato come dovrebbe. "In gran parte dei siti archeologici prosegue infatti il Procuratore della Corte dei conti - mancano gli archeologi (al Parco Archeologico Valle dei Templi di Agrigento solo recentemente sono stati assegnati tre archeologi, mentre il Parco Archeologico di Naxos è privo di architetti, geometri, restauratori, storici dell'arte ed ha una sola archeologa, figura, quest'ultima, che è del tutto assente presso il Parco Archeologico di Selinunte) e più di un museo è del tutto privo di restauratori. Il personale di vigilanza e fruizione è inadeguato e, per espressa ammissione dei singoli direttori dei siti". Pur in presenza di questi handicap, però, la Sicilia attrae ancora molti visitatori: "Nonostante le complesse problematiche va sottolineato che i dati relativi ai visitatori nei luoghi della cultura in Sicilia - ha proseguito Zingale - hanno registrato un incremento di presenze, segnando nel 2016 un nuovo record: 4,4 milioni di ingressi hanno portato incassi per oltre 23 milioni di euro, con un incremento rispettivamente del 11,8 e del 13,5 rispetto al 2015, che corrispondono a circa 400 mila visitatori in più e a maggiori incassi per 2,8 milioni di euro". Dati che però non devono ingannare, visto che, per Zingale, questi numeri sono anche il frutto di una situazione internazionale che ha portato i turisti ad allontanarsi da storiche mete turistiche, considerate più pericolose, incrementando così i flussi verso la Sicilia. A rendere più difficile la gestione del patrimonio artistico e culturale, secondo il Procuratore, le norme relative al personale: "La possibilità di rendere conciliabili le esigenze della fruizione dei siti con le norme a tutela dei lavoratori in materia di trasferimenti spiega Zingale rende di difficilissima individuazione l'adozione di scele conducenti a risultati soddisfacenti, con la conseguenza che molti siti della cultura, anche tra quelli più noti e frequentati, sono, in atto, per espressa ammissione della stessa Amministrazione regionale, - prosegue il Procuratore a rischio di chiusura per carenze di personale e che contemporaneamente, in taluni altri siti, si assiste ad una presenza di personale in esubero". Ma i dati, come detto, nonostante tutto sono positivi. La Sicilia può ripartire da lì.
livesicilia.it
1 Luglio 2017
Beni culturali, oro nero di Sicilia "Gestione al limite del collasso"
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