«Questa campagna per restituire a Firenze l'ultimo quadro ferito è lodevole. Ma manca ancora un pezzo di verità». Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione delle vittime di via dei Georgofili non si arrende. «L'arte è stata sfregiata dalla mafia e questa campagna per restituire a Firenze l'ultimo quadro ferito dall'attentato mafioso è sicuramente lodevole. Ma non dimentichiamo mai che manca ancora un pezzo di verità su quella stagione. E noi non ci stancheremo mai di cercarlo». Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, da quel 27 maggio 1993, è il volto di chi non si arrende. Quella notte, quando esplodono quasi trecento chili di tritolo nel cuore di Firenze, sua figlia Francesca e il fidanzato Dario, entrambi studenti di 22 anni, si trovavano nella loro stanza in via dei Georgofili. Lui morirà tra le fiamme insieme a tutta la famiglia Nencioni, Caterina, appena 50 giorni di vita, Nadia, 9 anni, e i genitori Angela e Fabrizio lei invece si salverà. «Chi ha provocato tanta morte e distruzione deve pagare di fronte alla giustizia e alla storia», ha sempre ripetuto come un mantra in questi 25 anni Giovanna Maggiani Chelli. Lei che il giorno in cui sua figlia si è laureata in architettura a Firenze, ha scritto una lettera al boss dei boss, all'«egregio signor Salvatore Riina», per raccontargli che «il suo tritolo ha spezzato mia figlia ma non l'ha piegata». Ben vengano iniziative come queste che vogliono restituire alla città un'opera come i «Giocatori di carte» di Bartolomeo Manfredi che la mafia ha completamente sfigurato, dice Giovanna Maggiani Chelli riferendosi alla raccolta di fondi promossa dal Corriere Fiorentino per il restauro da finire entro il venticinquesimo anniversario della strage. «Soprattutto se servono a conservare la memoria di quello che è accaduto e a non fermarsi nella ricerca della verità. I processi che sono arrivati a sentenza definitiva, come quello Tagliavia, che si è celebrato proprio a Firenze, dicono che c'era Cosa Nostra con il suo apparato militare dietro quegli attentati che insanguinarono l'Italia ma dicono anche che non fu una sua iniziativa. Giuseppe Ferro, capo mandamento di Alcamo, lo ha detto chiaramente: a noi quelle stragi non interessavano, se l'abbiamo fatto è perché qualcuno l'ha chiesto. E noi vogliamo sapere chi è il regista occulto dietro Cosa Nostra. In tutti questi anni abbiamo visto inchieste aperte e archiviate. Speriamo adesso che da Firenze possano arrivare le risposte che aspettiamo». Da pochi giorni in Procura è arrivato il fascicolo da Palermo con tutte le intercettazioni ambientali del boss Giuseppe Graviano realizzate per oltre un anno nel carcere di Ascoli. L'inchiesta sarà affidata al pm della direzione distrettuale antimafia Angela Pietroiusti, la stessa che ha portato a processo Totò Riina con l'accusa di essere il mandante della strage che il 23 dicembre 1984 provocò 16 morti e 260 feriti sul treno Napoli-Milano .
Corriere della Sera
1 Luglio 2017
Firenze. Un quadro da ricostruire. E una verità da trovare
AN
Antonella Mollica
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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