APPROVATA IN PRIMA LETTURA ALLA CAMERA UNA PROPOSTA PER LA VALORIZZAZIONE DELL'ITALIA DEI CENTRI MINORI MARCO INNOCENTE FURINA I borghi liguri sospesi tra cielo e mare, i presepi d'Abruzzo persi fra i monti delI'Appennino, le suggestioni normanne e arabe dei centri marini del sud, i gioielli medioevali incastonati fra gli ulivi della Toscana e dell Umbria, le fantasie barocche di Sicilia e di Puglia, i paesi "etruschi" stretti sulla loro fragile base di tufo in Tuscia. È un universo da scoprire l'Italia dei centri minori. Un grande patrimonio d'arte e bellezza non ancora conosciuto come meriterebbe. Soprattutto una risorsa da valorizzare per rilanciare il turismo e l'economia del nostro paese. Sono questi gli obiettivi cui mira il ddl per il recupero e la valorizzazione dei centri storici presentato da tutto il gruppo della Margherita lo scorso dicembre. Il testo ha raccolto l'apprezzamento di tutte le forze politiche e, lo scorso 21 luglio, è stato approvato, praticamente all'unanimità, in prima lettura alla camera dei deputati. La proposta di legge prevede la creazione, presso il ministero dell'economia, di un fondo nazionale per la riqualificazione dei centri storici a cui sono assegnati 75 milioni di euro da spendere in tre anni, un terzo dei quali riservati ai centri fino a cinquemila abitanti. Dallo stanziamento sono comunque escluse le aree metropolitane e i capoluoghi. «Questo è un provvedimento innovativo», dice Tino Iannuzzi, dirigente nazionale per le infrastrutture della Margherita e primo firmatario della proposta di legge. «Per la prima volta non si prevede un intervento a pioggia, assistenziale. I comuni spiega il deputato di - dovranno prima individuare, all'interno dei centri storici, aree di particolare pregio storico-artistico da riqualificare. E successivamente, potranno accedere ai finanziamenti previsti dalla legge, solo presentando un progetto di intervento di riqualificazione che preveda la partecipazione anche dei privati. Vogliamo stimolare la creatività e le capacità dette amministrazioni locali favorendo l'incontro pubblico-privato oramai sempre più strategico». E per convincere i privati a investire bisognerà presentare dei progetti necessariamente convincenti. «Non deve essere l'ennesima elemosina», sottolinea Iannuzzi. Dal canto loro i privati saranno incentivati a impegnarsi economicamente. Grazie a una norma che risale al governo Prodi, potranno detrarre fino al 36 dell'Irpef sulle spese sostenute. La proposta, dunque, mira a rafforzare quel circuito basato sulle eccellenze, le risorse e i talenti italiani: il paesaggio, l'arte, l'enogastronomia, l'artigianato, i prodotti tipici. In breve: la qualità della vita che rende unico il nostro paese. Un patrimonio difficilmente insidiabile anche nell'epoca della globalizzazione. «Questa proposta non è un episodio isolato - prosegue Iannuzzi - ma vuole essere un tassello di una politica generale di salvaguardia e rilancio delle nostre peculiarità vincenti e della creazione di un sistema-paese orgoglioso e cosciente dei propri punti di forza. In questa direzione si inserisce l'attribuzione della denominazione di "borgo antico d'Italia" per quei comuni sotto i cinquemila abitanti che accedono al finanziamento».