La polemica sulla possibile installazione di Natale sul lungomare: intervenga il ministro NAPOLI. Esiste un fronte del «no» nei confronti dell'idea dell'installazione di un Corno sul lungomare di Napoli il prossimo Natale ed è anche ampio. All'idea che ha lanciato Guido Donatone di Italia Nostra e che diventa un appello al ministro Dario Franceschini hanno aderito studiosi quali Nicola Spinosa, accademici come Tomaso Montanari e Rosanna Cioffi, gli avvocati Massimo e Antonemilio Krogh, numerosi altri intellettuali e il Comitato per il decoro e la vivibilità di Chiaia attraverso Giuseppe Murena. Donatone trova «sconcertante che la posizione assunta da Italia Nostra e da tanti uomini di cultura contro l'istallazione del Corno sul lungomare venga fraintesa come luogo comune degli intellettuali che "tuonano" contro gli stereotipi abusati». Con tono garbato ma deciso il presidente di Italia Nostra a Napoli, torna nel dibattito e, prendendo spunto da quanto sostenuto ieri sul Corriere del Mezzogiorno da Eduardo Cycelin ribadisce una posizione che accomuna un fronte sempre più largo. «Chi segue il giornale - argomenta Donatone - sa che l'associazione persegue un disegno di modernità e sviluppo della città fondato sul recupero della civiltà e delle tradizioni culturali e civili europee, e rifiutando la sottocultura, stavolta simboleggiata dal Corno, residuo del malinteso folklore medievale e premoderno». Donatone chiama in causa il ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini, perché scenda in campo a tutela del paesaggio napoletano. E lo fa arrivandoci per gradi. Ripartendo dal confronto con Cycelin. «Mi accusò a suo tempo di essere un talebano perché Italia Nostra, con il sostegno dell'opinione pubblica napoletana sensibile ai valori della tutela di un Giardino storico, chiese la demolizione dei chioschi di Mendini. Ora - riprende il presidente di Italia Nostra - abbiamo chiesto ancora una volta il rispetto dell'articolo 9 della Costituzione che tutela il Paesaggio. Anche quello del lungomare di Napoli». Cycelin aveva espresso il suo parere favorevole in relazione al progetto, sottolineando come essendo stati «conquistati dal pop di matrice anglosassone e americana non sappiamo più niente del nostro folklore» e dicendosi deciso a «difendere per principio l'idea del corno». Il «no» di Donatone è figlio invece - a suo modo di vedere - di una visione comune di città «che si riconosce nella definizione di Francesco Compagna di "Europei di Napoli", consapevoli della tradizione illuministica partenopea, e altresì dei valori culturali che hanno reso la città famosa nel mondo: lo straordinario patrimonio storico-artistico del Centro storico Unesco, la Scuola musicale e la Canzone napoletana, l'architettura, la scultura, le arti decorative; soprattutto la pittura dal Seicento all'arte contemporanea. Quest'ultima - afferma Donatone - grazie a Lucio Amelio, di cui Cicelyn rinnova degnamente il ricordo. Confidiamo - è la conclusione - nell'intervento del ministro Franceschini a tutela del Paesaggio napoletano».