VENTI ETTARI di verde andato in fumo. È la porzione di parco distrutta dal vasto incendio che domenica si è sviluppato nell'area protetta di Lama Balice a Bari. Circa il 5 per cento della superficie totale del parco naturale - è la conta dei danni - è stata bruciata dal rogo. «Un fuoco appiccato dalla mano dell'uomo» si dice convinto il sindaco di Bari Antonio Decaro. «Ci sono stati tre focolai contemporanei e distanti l'uno dall'altro - osserva il primo cittadino - ecco perché sospettiamo l'origine dolosa dell'incendio». Ad avallare la tesi del piromane ci sarebbe la segnalazione, arrivata alla polizia municipale, di un motorino notato scorrazzare domenica mattina intorno al parco. Proprio a ridosso dei punti di innesco delle fiamme. Ecco perché la polizia municipale non ha liquidato il caso, ma sta indagando sull'origine del rogo. Gli accertamenti sono ancora in corso e sono piuttosto complicati: nella zona, infatti, non ci sono telecamere di videosorveglianza che possano aver ripreso la scena. Al momento si tratta solo di verifiche dei vigili che non hanno ancora inviato una relazione in procura. L'incendio di domenica, per il quale oltre ai vigili del fuoco è dovuto intervenire anche un Canadair che ha prelevato acqua dal mare, ha interessato l'area che va da San Girolamo e si è propagato sulla strada per Bitonto. «Sono andati bruciati circa venti ettari di vegetazione su quasi 500 ettari complessivi » fa i conti il presidente del parco di Lama Balice, Giuseppe Muolo. Nel parco, popolato da quasi una cinquantina di cinghiali, sono stati rinvenuti dagli esperti dell'Università di Bari chiamati per il monitoraggio degli ungulati anche esemplari di animali inattesi come il tasso e la faina. Nell'area sono state trovate anche tracce fossili a testimonianza della presenza di dinosauri. E, proprio per valorizzare il patrimonio naturalistico e geo-paleontologico, è stato sottoscritto ieri a Palazzo di Città l'accordo tra il parco naturale regionale Lama Balice, il dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell'Università e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. L'Ateneo avrà il compito di eseguire opere di pulitura meccanica e manuale delle orme, selezionare le tracce più significative, effettuare rilievi laser scanner, sperimentare un protocollo per la conservazione e il monitoraggio delle orme, avviare il campionamento e le analisi di laboratorio. Questo servirà a definire l'esatto periodo geologico: i reperti appartengono a un intervallo di tempo che va dalla fine del Giurassico fino a tutto il periodo Cretaceo, dai 180 ai 65 milioni di anni. «L'obiettivo - spiega Muolo - è salvaguardare i siti all'interno delle cave del parco e dare valore scientifico a quanto o rinvenuto negli ultimi anni». Intanto, ieri, un altro incendio ha divorato alberi e sterpaglia nella zona intorno allo stadio San Nicola. Terrorizzati i residenti del complesso Baridomani, che da mesi denunciano l'isolamento degli appartamenti.