La chiamano «la strada della morte». Una statale realizzata quarant'anni fa, a sole due corsie, una per senso di marcia, che collega le aree più produttive della Sicilia, Catania e Ragusa. Una strada ridotta a trazzera, ormai, per il traffico aumentato a dismisura e dove dagli anni Settanta a oggi sono morti centinaia di automobilisti. Gli ultimi tre morti sono stati tre ragazzi, lunedì scorso. Dal 1998 si parla di un ampliamento della statale da trasformare in autostrada. Venti anni dopo, tutto è pronto, almeno sulla carta: ci sono i fondi, 815 milioni di euro per metà messi da privati, ci sono le imprese aggiudicatarie, ci sono gli avvisi per gli espropri. Ma la conferenza dei servizi della Regione che dovrebbe dare il via libera definitivo ancora non si è chiusa, e quindi non si possono aprire i cantieri. Il motivo? Il tracciato progettato dieci anni fa, si scopre solo adesso, taglia un boschetto tra Ragusa e Chiaramonte Gulfi per circa 20 metri. Uno spazio molto ristretto nel quale ci saranno non più di una decina di alberi. Ma sul quale però la soprintendenza di Ragusa ha messo un vincolo paesaggistico, il tutto dopo l'approvazione del progetto dell'opera disegnata quando lì non c'era alcun divieto. Tradotto: «Sembra incredibile, ma un'infrastruttura da quasi un miliardo di euro è ferma per venti metri di bosco per giunta non centenario e realizzato dall'uomo, qualche albero che blocca così una delle arterie più importanti della Sicilia», dice l'assessore al Territorio e ambiente Maurizio Croce, che in commissione all'Ars ha utilizzato proprio «il clamoroso esempio della Ragusa-Catania» per far approvare una norma comunque alquanto discutibile. Una norma che consentirebbe al governo regionale, per «opere di pubblica utilità», di derogare dai vincoli ambientali e paesaggistici. «Così eviteremo lo stop a questa importante opera e ad altre infrastrutture come l'elettrodotto di Terna bloccato nel Messinese perché un paio di tralicci ricadono in aree soggette a un vincolo paesaggistico varato anche qui dopo la progettazione dell'opera», dice Croce. La norma approvata in commissione prevede l'esclusione, come grandi opere, di impianti che hanno a che fare con i rifiuti, perché i grillini temevano, a ragione, che con questo escamotage qualsiasi governo regionale potesse autorizzare discariche e termovalorizzatori in qualsiasi area della Sicilia. Adesso il testo dovrebbe andare in aula nel cosiddetto collegato, che però è impantanato nelle sabbie mobili di Sala d'Ercole. La Catania-Ragusa rischia quindi di bloccarsi ancora per chissà quanti mesi, se non anni. Anche perché, per evitare i venti metri di bosco, occorrerebbe una variante: «Si dovrebbe aggirare il boschetto con un viadotto che, questo sì, non potrebbe essere autorizzato perché farebbe molti più danni ambientali in aree vincolate», ha ribadito Croce in commissione. In attesa del varo della norma all'Ars, che rischia di non essere mai votata per il caos nella maggioranza, c'è comunque una flebile speranza. Il dirigente del dipartimento Infrastrutture, Fulvio Bellomo, ha convocato per il prossimo 10 luglio un'ennesima conferenza dei servizi sull'autostrada Catania- Ragusa nel tentativo di trovare una soluzione con la soprintendenza e il Corpo forestale: «Proporremo di reimpiantare gli alberi in un'area limitrofa al bosco, speriamo di evitare così lo stop definitivo a questa importante opera», dice Bellomo, incrociando le dita. Di certo c'è che senza la chiusura della conferenza dei servizi non potranno iniziare i cantieri. L'appalto è stato aggiudicato nel 2012 alla società "Autostrada Ragusa-Catania Srl", costituita da una associazione di imprese composta da Silec spa, Mec spa, Egis Projects e Tecnis spa. Della compagine fa parte Vito Bonsignore, imprenditore edile cugino dell'ex senatore Pino Firrarello. Il contratto con l'Anas prevede un investimento privato di circa 450 milioni di euro, 149 milioni di fondi dell'Anas e 217 milioni di fondi statali. In cambio i privati gestiranno l'autostrada, incassando pedaggi e concessioni, per trent'anni. Il tempo dei lavori è stimato in quattro anni. Ma tra la burocrazia di Sicilia che mette vincoli su venti metri di bosco, e il caos societario e finanziario nel quale si trova una delle società del raggruppamento di imprese, la Tecnis, il rischio è che questo progetto atteso da oltre venti anni rimanga ancora per anni sulla carta. Nel frattempo sulla Catania-Ragusa attuale si continua a morire perché si tratta di un'arteria troppo importante per l'economia dell'Isola e allo stesso tempo del tutto insufficiente: lì si rischia la vita ogni giorno.
la Repubblica
29 Giugno 2017
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Antonio Fraschilla
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